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Musica di sottofondo per librerie: La Feltrinelli

Musica di sottofondo "La Feltrinelli"

La musica di sottofondo è un elemento fondamentale nel processo di brand experience.
È la punta di un iceberg che irradia con le proprie vibrazioni tutto l’ambiente circostante caratterizzandolo di connotati emozionali.

Come luci, profumi e arredi, la musica di sottofondo deve seguire lo stile del luogo nel quale viene diffusa, esaltandolo unitamente ai valori del brand.

Libreria “La Feltrinelli”

Entro spesso nelle librerie “La Feltrinelli“.
Guardo, consulto, leggo, mi lascio trasportare incuriosito dalle voglie di sapere del momento che emergono dagli scaffali. Compro. E ascolto.
Se non ascolto, o cerco di non ascoltare, trascorro ore in un luogo per me senza tempo e mi rilasso. Se invece ascolto, dopo un po’ mi innervosisco perché la musica sembra figlia di nessuno, forse compro un paio di libri appena ed esco.

Mi chiedo: perché?

La selezione di musica non segue nessuna logica e la musica di sottofondo dà profondi sintomi di incoerenza.  La Feltrinelli è sinonimo di cultura e, oltre che la vendita e distribuzione di libri, persegue questi obiettivi con edizioni bibliografiche, discografiche, televisione (la effe) e radio (Radio Feltrinelli).

Colpa del management?

Ci sono tre possibilità per motivare questa incoerenza sonora nella diffusione di musica di sottofondo:

  • il management non conosce i principi del sound branding;
  • il management conosce i principi del sound branding ma non li applica;
  • il management conosce i principi del sound branding e cerca di applicarli ma non effettua controlli sui singoli punti vendita.

Considerato il fatto che ci sono spesso momenti musicali importanti all’interno delle librerie (dove ho incontrato perfino Stefano Bollani e Petra Magoni), direi che il management conosce in parte i principi del sound branding, ma non ha nessun professionista che li applica nel modo giusto. Non effettua i controlli necessari e di conseguenza non ottiene i feedback indispensabili per raggiungere la playlist ottimale.

Come si crea una playlist per “La Feltrinelli” ?

Il procedimento per creare una playlist di valore è sempre lo stesso e come per altri brand vale anche per “La Feltrinelli”.

In primo luogo si devono identificare i valori del brand da trasmettere per poi tradurli con la musica e integrarli nell’intera esperienza d’acquisto.

Il ruolo della musica deve essere rivalutato al fine di diventare parte del progetto di marketing e comunicazione

Con questa concezione olistica sul ruolo che le compete, la musica diventa un elemento carico di valore emozionale indispensabile e strategicamente utile anche nel follow-up con i clienti.

Definiti questi passaggi fondamentali di sound branding e di strategia sonora si passa alla parte esecutiva specifica del sound design: si traducono i valori del brand con i suoni.
Suoni, ritmi e stili sono gli ingredienti disposizione del sound designer per caratterizzare in modo unico come suona un brand.

Infine, si creano i presupposti per la diffusione ottimale della musica di sottofondo nei punti vendita e nei punti di interesse:  qualità del segnale audio, qualità dell’ascolto, disposizione dei punti di ascolto, volume.
Sono tutte caratteristiche tecniche che richiedono standard di qualità elevate affinché tutto il processo sia eseguito a regola d’arte.

L’uso scorretto della musica di sottofondo crea fastidio, ansia e tutto il servizio ne viene compromesso

Quando la scelta della musica di sottofondo non è appropriata le persone percepiscono questo disagio, acquistano meno, se ne vanno e tornano più difficilmente.

L’uso scorretto della musica di sottofondo allontana i clienti

Con una concorrenza spietata come quella di Amazon, che offre libri a prezzi sempre più bassi e con un servizio clienti devastante, la musica di sottofondo deve creare un vantaggio competitivo e non essere un elemento penalizzante. Per questo motivo ci deve essere un professionista che pianifica una strategia, la concretizza ed esegue i controlli necessari per ottimizzare tutto il processo.

La punta dell’iceberg

Riassumendo, la musica di sottofondo è la punta di un iceberg, la messa in opera sul posto di un processo delicato chiamato sound branding.
Nella prima fase del sound branding progettiamo il suono di un brand, definendone gli obiettivi e le linee guida. Dopo questa fase iniziale della definizione degli obiettivi e della strategia da seguire un professionista del sound design realizza il progetto.
È un’attività complessa che richiede molta esperienza, capacità di critica, creatività, cultura musicale e una buona dose pensiero laterale laddove le soluzioni non siano scontate.

Esperienza personale

Nella mia lunga esperienza ho visto e ascoltato capolavori eseguiti con la musica. Così come ho sentito disastri. Nel primo caso ci vuole una buona dose di talento, oltre che cultura ed esperienza. Nel secondo caso, per evitare i disastri, oltre che cultura ed esperienza ci vuole buon senso.

Chiedere consigli, seguire persone che prima di noi hanno svolto lavori simili, studiare nuove ricerche esistenti e provare ad applicarle sul campo; ricercare i feedback necessari per prove empiriche che di volta in volta variano in funzione del nostro singolo caso.

Ogni brand ha il proprio suono e necessita di sonorità differenti.

 

Social Media Sound: quando la musica rievoca emozioni e ricordi

social media sound

Social Media Sound è un concetto che unisce il potere emozionale dei suoni con quello virale della condivisione

La possibilità di mostrare e condividere i contenuti è uno dei presupposti sui quali si basano le strategie di social media marketing.

Ogni azienda di un certo valore oggi è presente sui social e possiede un dominio che ospita il proprio sito. Ma quante di queste aziende utilizzano la musica all’interno delle proprie piattaforme in modo consapevole?

Prima ancora del prodotto, o del servizio, si vende l’emozione del prodotto o del servizio stesso

Tutti i brand diffondono musica all’interno dei propri spazi, fisici e virtuali, ma quanti di questi hanno studiato quando, dove, come e perché diffonderla?

È vero che In principio ci fu il suono, ma oggi siamo invasi di musica, suoni e rumori. Ovunque e a tutte le ore. Inutile dire che di musica ce n’è in abbondanza, tanto che a volte imploriamo il silenzio.

Implorare il silenzio significa non aver pianificato nessun processo di sonorizzazione. Vuol dire che i presupposti sui quali si fonda il sound branding non sono stati considerati:

  • in che modo la musica può aggiungere valore alle moderne strategie di marketing
  • come integrare il sound branding  con le strategie di comunicazione e promozione mirate ai social
  • come esaltare il valore emozionale dei suoni all’interno dei nuovi canali di comunicazione
  • quali sono i presupposti del social media marketing

La musica è emozione

L’emozione è immediatamente chiamata in causa,  in modo diretto, quando si parla di musica. Ecco che se ben adoperato, il potere dei suoni diventa uno strumento importante in una strategia moderna di social marketing. Il concetto di condivisione e di viralità amplificano quello di emozionalità.
Ricordare a un ospite, o  cliente, i momenti di un’esperienza positiva (permanenza o acquisto), significa dare la possibilità di rievocare frammenti della propria storia:

chi non vorrebbe rivivere i momenti di una vacanza da sogno ricordando quelle emozioni durante un ascolto?

Social Media Sound

Se fino a pochi anni fa alcuni brand investivano qualche migliaia di euro per stampare una brand compilation, (che in alcuni casi rimane uno strumento ancora valido di promozione e comunicazione proprio perché “fisico”), oggi è possibile ottimizzare il concetto di:

portare i valori del brand al di fuori della struttura ospitante o del punto vendita. Le persone hanno la possibilità di scegliere quando, dove e come seguire il brand sui social. E rievocare il proprio ricordo.

Una storia da ricordare

Gli esperti di comunicazione hanno un nuovo strumento  a disposizione.
Un messaggio carico di emozione. Un omaggio da ascoltare dedicato al proprio pubblico.

La creazione, pubblicazione e condivisione di playlist esclusive del brand possono aiutare a promuovere un evento, rafforzare campagne pubblicitarie, creare valore nelle mailing list, stimolare call to action…seguire ospiti e clienti al di fuori delle strutture ospitanti e dei punti vendita emozionandoli ad ogni ascolto.

Non è più possibile promuovere servizi, vendere prodotti, migliorare l’immagine senza tener conto delle emozioni…parliamo alle persone, non più ai consumatori!

Marco Solforetti

Sound Branding : come costruire il suono del brand

Sound Branding

Ogni marca ha una propria identità visiva, mentre gli altri sensi raramente fanno parte dell’identità del brand

La maggior parte delle organizzazioni hanno fatto affidamento quasi esclusivamente al senso della vista per comunicare chi sono, cosa fanno e perché sono importanti.

Eppure il suono ha un potenziale indiscutibile nella creazione di impressioni. Ha la capacità di trasmettere valore e rafforzare la reputazione del marchio. Alcuni brands lungimiranti stanno recuperando questo gap. Il suono ha un collegamento diretto sia alla parte razionale che emozionale del nostro cervello.

Siamo esposti a centinaia (a volte migliaia) di suoni ogni giorno

Consideriamo non il caso isolato ma l’effetto cumulativo: il suono di un clacson irrita, mentre il suono del mare calma e rilassa. Il nostro cervello li vaglia tutti e seleziona quelli che meritano una risposta, quelli che sono collegati ad una sensazione, emozione, prestazione oppure quelli che sono di vitale importanza per la nostra sopravvivenza.
Molti suoni condizionano i nostri sentimenti, pensieri, azioni e parole. Agiscono come un filtro attraverso cui sperimentiamo e comprendiamo il mondo.

L’opportunità che offre il corretto processo di sound branding è quella di collegare i valori e l’identità del marchio attraverso l’uso intenzionale di musica, suoni, voce, silenzio

L’audio identity tiene conto della totalità di suoni e offre un approccio sistemico, anziché soggettivo, che assicura che il marchio venga percepito nel modo in cui lo si desidera

Molti comprendono già la musica come strumento di vendita. Nel 1998, Adrian North, David Hargreaves e Jennifer McKendrick eseguivano un test in un negozio di vini britannico per determinare il ruolo della musica di sottofondo nelle decisioni di acquisto in un punto vendita. Lo stesso team ha anche scoperto che i clienti possono tollerare lunghi tempi di attesa (sia sul telefono che nel mondo reale), se e quando la musica di sottofondo è piacevole e si adatta alle nostre aspettative.

La musica può anche fare miracoli nella pubblicità

McDonald “I’m lovin ‘it”  è un audio logo riconoscibile dal 93% delle persone.  È l’apice di una campagna globale che ha visto un significativo aumento nelle vendite dal lancio della campagna.

“…quello che abbiamo aumentato notevolmente è l’efficacia della pubblicità … quando si aumenta la pertinenza, questa si attacca nella mente delle persone…”

dice Larry Luce, responsabile marketing di McDonald.

Ci si potrebbe aspettare che le agenzie di pubblicità e i dipartimenti  di marketing non industriale sviluppino le iniziative di branding sonoro per la progettazione o lo sviluppo dei prodotti. Ma c’è una differenza evidente tra la pubblicità ed il suono e non tutte le aziende hanno l’abilità di marketing di McDonald. Non tutto dipende dalla pubblicità per far crescere le relazioni con i clienti; in molti casi sono i prodotti stessi che definiscono il rapporto con le persone. Ecco che entrano in gioco altri ruoli.

Le aziende che estendono la loro identità sonora a prodotti, servizi e promozioni hanno più modi per far crescere il valore del marchio

Esistono due approcci per costruire un’identità sonora

  • Il primo approccio si basa sul sound branding promozionale, che mira a collegare il suono dei punti esistenti alla marca, di solito con un logo audio o marchio identificativo sonoro di qualche tipo, e lo esterna ovunque l’azienda riesca a comunicare. Ad esempio, se si sta facendo pubblicità tramite mezzi tradizionali o esperienziali, oppure se l’azienda si sta collegando con i clienti ad eventi o negli spazi di vendita, oppure se la società dispone di un numero di un call center.
    Ogni punto di contatto rafforza o indebolisce la percezione della vostra azienda.
    Il sound branding  promozionale è meno complicato da definire perché intacca solo la superficie. Funziona in modo subcosciente, poiché le persone non hanno bisogno di prestare attenzione per notarlo e arriva laddove le immagini non possono arrivare.
  • Il secondo approccio che utilizza anche la  psicoacustica, collega il suono al cervello per influenzare le nostre emozioni e cambiare i nostri comportamenti. Se ben progettato, il branding audio è una parte fondamentale dell’esperienza che abbiamo con i prodotti di uso quotidiano, dai computer ai cellulari, ai bancomat…oppure si lega agli spazi pubblici occupati. Viceversa, se non attentamente orchestrato, il suono diventa disordine irrilevante nella mente dei consumatori. Sebbene il secondo approccio sia decisamente più impegnativo del primo, i vantaggi possono essere notevoli, in quanto in grado di coprire quasi tutti gli aspetti della brand experience. Soprattutto se l’obiettivo è quello di migliorare la percezione del marchio.

Esiste un altro modo di utilizzare l’audio come estensione influente del marchio, e non comporta l’uso di risorse audio o composizioni sonore per rafforzarlo.

Riformulare l’intera azienda, con l’obiettivo di suono per guidare l’innovazione e seminare nuovi prodotti che possono provocare nuovi flussi di entrate e anche nuovi mercati

Prendiamo il caso ben noto di Apple, che è diventato un nome familiare e leader di mercato grazie al successo di iPod e iTunes. Questo successo sarebbe stato difficile immaginarlo 10 anni fa, ma la capacità di Apple di sfruttare adeguatamente la nostra passione per la musica ha trasformato la sua attività in un modello di riferimento che tutti i suoi concorrenti sperano di emulare.

Starbucks è un altro caso dove ci sono stati investimenti onerosi di tempo e di risorse sul ruolo della musica. Starbucks si è trasformata da una marca di caffè ad una fonte attendibile di influenza creativa. Il loro successo con Hear Music ha alimentato la loro espansione in libri e film.

Steve Jobs, né Howard Schultz  si sono svegliati un giorno e hanno deciso di cambiare le loro attività sulla base di una passione ritrovata per la musica. L’innovazione non è mai così semplice. Ma entrambe le società hanno dimostrato che esiste almeno un percorso possibile. D’altro canto non tutte le grandi aziende sono interessate, o in grado di innovare su scala mondiale. Ma molte non vogliono neppure essere vicine a tali modelli e sfruttare tutte le opportunità per diventare più competitive rispetto ai loro concorrenti. Quasi tutte le aziende sono favorevoli all’idea di sfruttare meglio i loro attuali investimenti. Alcune di queste stanno già spendendo milioni per le loro comunicazioni sonore e per un approccio strategico per l’audio, in grado di fornire il valore economico che altrimenti mancherà in un futuro prossimo.

Marco Solforetti

fonte:  Noel Franus – Building brand value through the strategic use of sound

Quest’opera è distribuita con licenza Creative Commons
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Brand Experience: è meglio la musica conosciuta o sconosciuta?

brand experience

La musica conosciuta favorisce la permanenza di un ospite? Quella sconosciuta migliora la qualità di un servizio? Quale arricchisce la brand experience ?

Il precedente articolo espone in modo chiaro la teoria che sostiene l’importanza della musica non famosa come sottofondo musicale nel processo di brand experience.

Lo studio sulla musica non famosa  condotto dal professor Luca Petruzzellis e dalla dott.ssa Ada Palumbo dell’Università degli Studi di Bari, in collaborazione con il prof. J.C. Chebat di Montreal è sostenuto da SoundReef.
SoundReef  èun servizio di musica alternativo che gestisce un archivio di canzoni non appartenenti al repertorio Siae e Scf. Ha quindi tutte le intenzioni di dimostrare che l’utilizzo del proprio servizio e del proprio archivio di musica sconosciuta porti dei vantaggi.

Quale tipo di musica invoglierà un cliente a tornare?

La teoria spiega in parte l’esperienza reale, ma non tutta. Fabio Ratti, laureato in Marketing e comunicazione ci viene in aiuto con una tesi sperimentale in Marketing operativo.

Il processo d’acquisto oggi richiede molto più tempo e maggiore attenzione, sia nella fase che precede l’ingresso nel punto vendita sia durante la permanenza nello stesso. È necessario pertanto rendere piacevole il tempo che i consumatori trascorrono all’interno dei punti vendita e creare un’atmosfera favorevole all’attività di shopping. Il punto vendita assume così una nuova centralità; i consumatori scelgono i punti vendita che offrono loro non solo la varietà più ampia di prodotti e servizi, ma anche una valenza simbolica ed edonistica dell’esperienza d’acquisto, trasformando così lo shopping in un’attività divertente e piacevole.

Nei punti vendita si respira una chimica di sensazioni

La valenza emozionale dello shopping assume fondamentale importanza strategica, migliorando la percezione dei prodotti e regalando ai consumatori una vera e propria esperienza d’acquisto:luci, colori, profumo, persone… musica. 

L’atmosfera, in quanto mix di variabili sensoriali, diventa il driver di relazione tra brand e consumatore; ha il compito primario di accattivare, intrattenere e persuadere il cliente, creando con esso uno stretto legame emotivo e affettivo.

A spiegarci le interazioni e le relazioni del consumatore con il punto vendita sotto esperienza uditiva/musicale è Enrico Nonino, esperto di marketing sensoriale e brand experience:

La musica muove negli individui un universo di ricordi, è legata alla nostra sfera inconscia e percorre vie diverse rispetto agli stimoli che ci arrivano da tutti gli altri sensi. Il percorso associativo con cui colleghiamo una melodia a uno spot cambia l‘approccio mentale al brand, e questo è l‘approccio esperienziale. Il luogo d‘acquisto e la sua atmosfera sono il primo luogo di coinvolgimento del cliente al brand, attraverso i fattori sociali, come il personale del punto vendita, gli stimoli immediatamente percepibili, gli aspetti estetici o funzionali, la pulizia, il profumo, il rumore finanche la qualità dell‘aria, il cliente riesce a vivere il prodotto o il servizio in maniera ancora più diretta. Oggi la competizione è molto serrata e in questa situazione saper governare l‘esperienza d‘acquisto attraverso il controllo ambientale è molto importante.

sound design e brand experience

Perché al brand serve il sound?

Abbiamo visto in che modo la musica diventa un elemento efficace nel creare una determinata atmosfera: concorre allo sviluppo delle attitudini nei confronti del punto vendita. Studi precedenti hanno dimostrato che la musica ha un notevole impatto sulle risposte cognitive, affettive e comportamentali dei consumatori. Di contro, l’aspetto della notorietà della musica non è mai stato indagato in profondità.

Se la musica deve essere congruente con l’immagine del punto vendita e dei valori del brand, a una marca famosa deve corrispondere musica famosa?

Le risposte emozionali del consumatore sono la somma della percezione del servizio e di quella dell’ambiente

L‘obiettivo della musica applicata al marketing sensoriale è quindi di creare e sfruttare il potere evocativo dei suoni.

La musica ha effetto sulla velocità di consumo, sull’affluenza e il volume delle vendite, determina la percezione di un cliente riguardo l’atmosfera di un locale e la diversità di stili musicali impatta in maniera diversa tra i consumatori. Oltre a influire sul potere d‘acquisto del consumatore si riflette anche sulla stima del tempo e quindi sul periodo di permanenza del cliente nel locale: ha effetto sui comportamenti pro-sociali ed è in grado di distrarre i consumatori da compiti mentali cognitivamente complessi.

Quale musica è migliore ?

Siamo tutti concordi sul fatto che è il contesto di riferimento che ci farà scegliere se e come utilizzare la musica famosa in un palinsesto.  Non sono d’accordo sull’esclusione a priori di tutta la musica conosciuta, perché è con questo tipo di musica che attiviamo un processo di memorizzazione.

Vogliamo che un cliente si ricordi di noi, che un ospite si ricordi di noi ogni volta che sentirà quel determinato brano. Dobbiamo evocare in lui un processo di memorizzazione in modo da favorire un ricordo permanente. Dove e in che modo deve avvenire questo processo?

Ci sono dei luoghi dove l’impatto della musica è maggiore. Dei momenti in cui possiamo utilizzare la musica famosa in modo mirato e consapevole con risultati certi.

Dove e quando possiamo utilizzare la musica famosa?

Prendiamo il caso di un hotel. L’ hotel fa parte di quelle strutture che riassumono tutti i criteri della sonorizzazione di ambienti. All’interno di un hotel coesistono ambienti differenti. Hall, ristorante, spa, lounge bar. Ognuno di questi “momenti” ha delle esigenze sonore differenti.

Nel ristorante e nella spa non possiamo diffondere musica famosa. Nel ristorante il senso che fa da padrone è il gusto. Specialmente se il menù è accuratamente studiato, l’utilizzo della musica conosciuta distrae dalla degustazione dei sapori. Possiamo utilizzare ogni tanto un richiamo conosciuto con musica rivisitata, ma “ogni tanto” ed in modo coerente con l’atmosfera che già esiste. Come a luci e profumi, alla musica spetta un ruolo di gregario. Deve essere lì presente e rimanere educatamente in punta di piedi, “in silenzio” .

Lo stesso discorso vale per la spa. Il rilassamento è un processo interiore e come tale deve prima essere indotto e poi mantenuto. Possibilmente mai distratto. La musica in questo ambiente utilizza una serie di frequenze che favoriscono tale processo. Non ha variazioni ritmiche e tonali importanti. E  come peculiarità ha quella di non avere riferimenti mnemonici per essere riconosciuta.

sound design e brand experience

Differente è il contesto della hall di un hotel, di un lounge bar, o di uno showroom. In questo caso abbiamo tre zone dove l’impatto con la musica è forte. Abbiamo tutti gli strumenti per riempirlo di stimoli e connotazioni emozionali. Di fatto non è mai consigliabile utilizzare una sequenza lunga di musica conosciuta. Non siamo una radio famosa. Dobbiamo far respirare l’udito e non tenerlo continuamente attivo, sotto pressione. Ci sono casi in cui è preferibile utilizzare un brano conosciuto ma sotto una veste diversa, alternativa. Lo si riconosce e lo si apprezza, ma in modo nuovo. L’utilizzo di qualche riferimento “conosciuto” in linea con il brand, sovente migliora una selezione completamente anonima.

L’impatto della musica conosciuta è più forte nel caso in cui si debba caratterizzare fortemente un ambiente, ad esempio marcandolo di italianità. E’ importante conoscere e scegliere una serie di interpretazioni alternative. Valutare laddove se ne richieda la scelta di versioni strumentali, in modo da interrompere la sequenza conosciuta che dopo un po’ risulta pesante e forzata.

Conclusioni

La musica d’ambiente è uno strumento potente per creare i presupposti corretti e necessari al processo di brand experience, perché arriva a stimolare una via di comunicazione diretta ed efficace, l’udito. E come in qualsiasi processo di comunicazione è necessario che vi sia coerenza fra ciò che si vuole comunicare e ciò che viene percepito. Questo significa che la variabile sonora di sottofondo si deve adattare al contesto ed è quindi necessario tenere conto delle aspettative del target di riferimento e delle possibili reazioni in seguito alla diffusione di musica.

La musica meno conosciuta, è caratterizzata da un livello minore di attivazione e dalla capacità di trasmettere stati emotivi più rilassanti, e risulta maggiormente adeguata in situazioni di vendita in cui è richiesta una maggiore attività cognitiva. Se invece vogliamo evocare un ricordo non possiamo fare a meno di utilizzare con criterio la musica conosciuta.
Marco Solforetti

Fonti:
Soundreef:
(http://www.soundreef.com/it/blog/1/esercizi-commerciali/musica-sottofondo-fasce-orarie)

Fabio Ratti:
(http://www.gazeco.it/archivio-tesi/902-la-musica-conquista-la-clientela-e-se-non-e-famosa-ha-piu-effetto)

Enrico Nonino:
(http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=1420)

Soundreef:
(http://getfile.soundreef.com/Musica-Famosa-vs-Meno-Famosa.pdf)

Brand Experience: quale musica migliora la qualità di un servizio?

Brand Experience

Per creare un valore aggiunto ad un servizio è meglio diffondere la musica conosciuta o sconosciuta?

La diffusione di musica d’ambiente è uno strumento di comunicazione assai potente nel processo di brand experience perché tocca una via diretta, l’udito. La variabile sonora di sottofondo si deve adattare al contesto e tenere conto delle aspettative del target di riferimento e delle possibili reazioni in seguito alla diffusione di musica. E’ necessario che vi sia coerenza fra mittente,  messaggio sonoro e destinatario.

Ci sono due correnti di pensiero discordanti che si orientano sull’uso dell’una o dell’altra tipologia di musica. La prima dimostra che la musica sconosciuta è troppo anonima e non lascia traccia. La seconda sostiene la musica conosciuta distrae, attirando l’attenzione sull’ascolto.

C’è uno studio molto importante condotto sul nostro territorio che affronta la questione ed anticipa il concetto di brand experience

E’  stato condotto da un team di ricercatori composto dal professor Luca Petruzzellis e dalla dott.ssa Ada Palumbo della facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Bari, in collaborazione con il professor Jean-Charles Chebat di Hec Montreal.

Il lavoro di tesi ha studiato la scelta nel caso di una marca globale effettuando un esperimento in un reale contesto di vendita. I clienti del punto vendita sono stati esposti durante la prima settimana a musica non famosa e nella seconda, rispettando gli stessi giorni e gli stessi orari, a musica famosa. Il periodo è stato scelto facendo attenzione all’assenza di promozioni in corso che potessero alterare e influenzare i comportamenti dei consumatori.

L’ indagine ha dimostrato che per un corretto processo di brand experience è meglio trasmettere nei punti vendita una musica poco conosciuta, poiché risulta più in armonia con il contesto di vendita, trasmette sensazioni favorevoli allo shopping, permette di effettuare acquisti più ragionati perché non distrae e migliora la probabilità di ritorno dei clienti.

“Ai consumatori di un centro commerciale di Bari sono state fatte ascoltare come sottofondo ai propri acquisti, due selezioni di musica completamente differenti: la prima costituita da brani molto famosi e conosciuti; l’altra da brani poco famosi e difficilmente riconoscibili. Ad alcuni di questi è stato richiesto di compilare un questionario e successivamente ne sono state confrontate le reazioni. I clienti sono stati intercettati alla fine dei loro acquisti e sottoposti a un questionario volto a indagare l’atmosfera percepita e l’esperienza d’acquisto appena vissuta all’interno del punto vendita.

La musica famosa ostacola il processo d’acquisto e disturba il processo di brand experience

Dall’analisi delle risposte fornite è emerso che la musica famosa trasmette uno stato di nervosismo nel 47% dei consumatori ed infastidisce il 45% degli stessi. Al contrario, queste sensazioni negative non sono trasmesse in maniera significativa dalla musica poco conosciuta (le percentuali scendono rispettivamente al 18% e al 22%).

Brand Experience

Brand Experience

La musica famosa, inoltre, ha contribuito a distrarre il 52% dei consumatori dagli acquisti che stavano portando a termine, sei volte di più rispetto alla musica non famosa (la percentuale di consumatori distratti scende fino ad appena l’8%) ed  ha ridotto il tempo di permanenza all’interno del punto vendita per il 50% dei consumatori. Tale fenomeno si è verificato per un’esigua percentuale di consumatori, pari al 6%, nella giornata in cui era diffusa musica non famosa, che  grazie alla capacità di trasmettere uno stato d’animo di maggiore rilassatezza, ha allungato la permanenza dei clienti all’interno del centro commerciale.”

Brand Experience

Brand Experience

Brand Experience

Brand Experience

Lo studio ha messo in evidenza come la musica famosa, rispetto a quella non famosa, trasmetta sensazioni di maggiore attivazione, vivacità, entusiasmo ed eccitazione e sia in grado di attirare l’attenzione su se stessa. Tale confronto è cruciale nella scelta fra tipologie di musica differenti se si considera che stati d’animo di maggiore attivazione accelerano i movimenti dei consumatori all’interno di un punto vendita, riducendo il tempo di permanenza e la quantità di oggetti osservati e presi in considerazione. Infatti, in condizioni di musica non famosa è stato possibile registrare un’attività cognitiva più intensa. La musica non famosa predispone il cliente a un maggior apprezzamento delle qualità emozionali di un punto vendita avendo effetti di attivazione minori rispetto a una musica famosa.

La musica famosa deve sempre essere evitata ?

I consumatori non sono tutti uguali. Dallo studio è emerso che chi effettua acquisti di mattina (segmento morning), come casalinghe e lavoratori dipendenti, compra prodotti necessari ed importanti, per esempio la spesa per l’intera famiglia. Questi consumatori hanno bisogno di maggiore calma e possibilità di riflessione e non stupisce che abbiano preferito la musica non molto famosa e rilassante.

Diversamente chi si reca presso il centro commerciale durante la pausa pranzo (segmento lunch), prevalentemente lavoratori dipendenti ed autonomi, è scarsamente coinvolto dai propri acquisti, che generalmente sono di breve durata, pertanto non si ritiene influenzato dalla musica di sottofondo.

I consumatori che preferiscono fare shopping dalle 17 alle 18 del pomeriggio (segmento tea), come gli studenti e le casalinghe intervistati, attribuiscono un significato ed un valore personali agli acquisti, che ritengono importanti, necessari ed interessanti. Sono tanto coinvolti e presi dagli acquisti da ritenere la musica adeguata per entrambe le tipologie, anche se per motivazioni differenti.

E chi effettua gli acquisti di sera? Si ritrova in un contesto affollato da consumatori molto diversi fra loro: c’è la studentessa in compagnia dalla madre casalinga, il pensionato con i nipoti, la giovane dipendete con le amiche, il padre di famiglia, ci sono le compagne di scuola e le coppie di fidanzati.

In un contesto ricco di stimoli e sovraffollato lo studio suggerisce che la musica più apprezzata è quella famosa.

E allora, quale delle due teorie è realmente applicabile per la brand experience?

Marco Solforetti

continua

Fonti:
Soundreef:
(http://www.soundreef.com/it/blog/1/esercizi-commerciali/musica-sottofondo-fasce-orarie)

Fabio Ratti:
(http://www.gazeco.it/archivio-tesi/902-la-musica-conquista-la-clientela-e-se-non-e-famosa-ha-piu-effetto)

Soundreef:
(http://getfile.soundreef.com/Musica-Famosa-vs-Meno-Famosa.pdf)

Sound branding e musica d’ambiente

Sound branding e musica d'ambiente

La Heart Beat agenzia di ricerche di Stoccolma, ha condotto uno studio su come e quanto la musica riesca ad influenzare le persone ed i consumatori

La ricerca indaga se la musica tende a farci comprare di più, se persuade le nostre scelte d’acquisto e se può prolungare la durata della nostra permanenza durante il processo d’acquisto.

Come, quando, dove e perché trasmettere musica

Dal momento che la “brand experience” sta diventando un importante fattore di differenziazione,  per chiunque voglia iniziare un business è importante avere delle informazioni certe.

5 punti chiave della ricerca

1) Il primo aspetto riguarda l’importanza della musica nel quotidiano. Gli intervistati hanno dovuto scegliere tra 10 cose. Il risultato ci mostra che solo Internet e il cellulare sono quelle senza le quali le persone avrebbero difficoltà a vivere; più difficile vivere rispetto a sport, film e giornali, tv, letteratura, radio e arte. Ma quanto importante è questo valore?

Il 61% considera la musica importante o molto importante. La figura aumenta al 74% quando i risultati provengono dalle generazioni più giovani, comprese tra i 16 e i 24 anni.

Ricerca Heart Beat

2) Il secondo aspetto rivela che la giusta musica fa si che le persone rimangano più a lungo nello spazio pubblico. Inoltre, il 31% di tutte le persone ritorna, il 21% raccomanda l’azienda ad altri e il 14% afferma anche di comprare di più. I valori aumentano quando a rispondere sono i giovani fra 16 e 24 anni.

Quando le persone ascoltano musica gradevole:Sound Branding
Ritornereste in un luogo dove la musica è gradevole?Sound Branding

3) Il terzo aspetto mostra che la giusta musica nel business influenza l’opinione che i consumatori hanno del marchio. Il concetto intende la “giusta musica” come sonorità adatta al profilo aziendale e soprattutto diffusa ad un giusto volume. Di secondaria importanza è il fatto che la musica corrisponda al gusto personale dei clienti, che sia conosciuta o che sia presente nelle hit chart radiofoniche.

L’importante è  un volume adeguato che si adatti ogni volta ai rumori di fondo. La musica diffusa ad un volume sbagliato trasmette ansia e fastidio perché blocca la conversazione e fa si che il 44%  degli intervistati arrivi a lasciare il negozio;  il 38% non ritorna e  compra di meno. Anche la qualità audio influisce sulla qualità del servizio percepito, poiché se la musica è trasmessa in maniera rumorosa e confusa ha un effetto irritante.

Con questi valori si è potuto dimostrare che è di grande importanza trasmettere musica, ma ancor di più curare la qualità della selezione, controllare la qualità della diffusione, prestare particolare attenzione al volume.
Se è vero che la musica fa rimanere più a lungo, raccomandare, ritornare e comprare di più, è altrettanto vero che se vengono meno questi importanti accorgimenti,  fa diminuire le vendite, allontana i clienti e genera un passaparola negativo.

Sound BrandingSound Brading

4) Un altro aspetto importante è che gli investimenti nei confronti della musica non sono adeguati. Lo pensa il 24 % della popolazione.  Tuttavia, la maggior parte delle persone non hanno una specifica opinione ed ha risposto né bene né male. Un altro 18% non si rende conto o non sa rispondere. Il 44% si esprime con un giudizio, favorevole o contrario. E’ ovvio che le imprese hanno lavorato con molto più riguardo alla musica rispetto agli anni precedenti, tuttavia, c’è ancora molto da lavorare e da investire, perché in un futuro prossimo, sempre più persone esprimeranno un giudizio.

Quanto la musica è riuscita a creare un’esperienza\atmosfera positiva? 

Sound Branding

5) L’ultimo aspetto riguarda l’utilizzo della musica sul posto di lavoro come elemento per favorire il benessere e migliorare l’ambiente sociale fra gli impiegati. Crea un’atmosfera migliore, fa sentire meglio gli impiegati e li aiuta a lavorare in maniera più produttiva. Anche in questo caso, i benefici sono notevolmente maggiori dei costi.

La musica trasmessa sul posto di lavoro rende:

Sound Branding

La ricerca è di matrice svedese, sinonimo di garanzia e veridicità

Nessuno mette in dubbio i presupposti della ricerca. Rimane solo discutibile il confronto con la nostra realtà. Il campione rappresentativo sul quale è stata condotta riguarda Il popolo svedese, che differisce sensibilmente dal nostro. Così come differiscono i costi e le modalità per ottenere le licenze di pubblica diffusione di musica. Probabilmente i valori rilevati in Italia cambierebbero le conclusioni della statistica.

Siamo ancora lontani dall’obiettivo

Nel nostro paese ancor oggi è difficile far capire alle persone comuni e a chi dirige strutture importanti, la necessità di un progetto mirato che utilizzi la musica in modo consapevole e autorevole. Anche se negli ultimi anni molte cose sono cambiate, sono pochi i management che investono budget importanti per la definizione del sound branding , necessari per una corretta diffusione della musica d’ambiente. In realtà sono pochi anche i professionisti in grado di consigliare e ottimizzare i costi e i benefici di tali investimenti.
Non è vero che tutto il mondo è paese. La Svezia, sotto molti aspetti, è avanti anni luce a noi.

Marco Solforetti

fonte: sounds like branding

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Come suona il tuo brand?

come suona il tuo brand

In principio più fu il suono

I suoni hanno dato vita a note e parole. Hanno originato le regole del linguaggio verbale e musicale. In mancanza del “verbo”, suoni e gesti erano l’unico mezzo per comunicare, un codice primitivo con il quale si è evoluto il genere umano.

La prestigiosa enciclopedia Treccani definisce la comunicazione:

rendere comune, far conoscere, far sapere…divulgare, rendere noto;  mettere in comune un valore al servizio di qualcuno o qualcosa fuori da sé.

Spesso i problemi fra le persone nascono per una comunicazione sbagliata. Il tono, le parole, lo sguardo. Nel rapporto si creano equivoci, malumori, litigi a causa di un linguaggio incompreso o di un dialogo inadeguato.  Anche la mancanza di replica, la distanza, la cultura, la lingua diversa possono causare un limite relazionale.

E le aziende come comunicano al mondo esterno?

Negli ultimi anni la comunicazione aziendale è molto cambiata. Sono cambiati i valori, è cambiato il modo di rappresentarli. Il valore emozionale ha coinvolto le persone in modo profondo. Si parla sempre meno di consumatori, clienti e acquirenti. Si parla sempre più spesso di ospiti, persone, pubblico.
Neuromarketing, marketing sensoriale, marketing emozionale, marketing esperienziale, brand experience. Con l’affermarsi dei social, il fattore emozionale gioca un ruolo fondamentale nel processo di comunicazione. Come si relazionano le aziende al proprio target?  Qual è il loro linguaggio?

Gusto, olfatto, udito, tatto, vista

Più valori emozionali coesistono in un messaggio (coordinati in modo coerente e consapevole), maggiore è l’efficacia finale. Stregare gli occhi non basta più. Siamo immersi in un ambiente sovraffollato di stimoli visivi. Dal momento in cui tali stimoli vengono spesso bypassati dai nostri anticorpi, ecco che ci viene in aiuto la musica. Il potere dei suoni annulla la distanza, cancella le differenze, arriva diretto alla testa e al cuore.

in alcuni casi un suono vale più di dieci, cento, mille immagini e parole…purché il messaggio sonoro sia consapevolmente studiato.

Che cosa è il sound branding

Il sound branding è un processo finalizzato per entrare nel vivo delle emozioni e nella memoria del proprio pubblico. E’ di fondamentale importanza per esprimere i valori del brand, per rafforzare l’identità di un marchio, per mantenerne il ricordo associato.

Il sound branding è uno strumento di comunicazione potente, un mezzo per coinvolgere, convincere, per comunicare attraverso le emozioni e le percezioni più profonde.

Come si definisce il suono di un brand?

In primo luogo si definiscono gli obiettivi. :

  • perché il sound branding?
  • che cosa vogliamo comunicare?
  • chi ci rivolgiamo?

Dopo aver risposto alle prime domande  che riguardano che cosa dobbiamo comunicare e qual è il nostro target di riferimento possiamo iniziare a definire quali sono i canali di comunicazione (come),  le modalità di ascolto (in che modo), i luoghi di fruizione (dove), le tempistiche (quando e per quanto tempo):

  • logo sonoro
  • diffusione della musica nei punti vendita (negozio, showroom)
  • diffusione della musica nei punti di accoglienza (hall, reception)
  • sonorizzazione di uno spot o di un video aziendale
  • creazione di playlist per scopi professionali (massaggi, fitness, eventi a tema)
  • creazione di playlist per il cliente
  • creazione di playlist per promuovere un evento
  • creazione di playlist da condividere sui social

Ogni realtà aziendale è unica e differente dalle altre

E’ evidente che ognuno di questi elementi sonori è differente. Le esigenze aziendali sono sempre differenti e anche le strategie relative ad esse.

Compito del professionista è quello di capire e interpretare i bisogni che ogni realtà necessita. Il dialogo, lo studio, la capacità di adattamento e di risposta ai feedback condizionano la buona riuscita di un processo fortemente emozionale come quello del sound branding. Ancora in pochi sono a conoscenza che l’ uso sbagliato dei suoni, e della musica in generale, causa una percezione negativa e conseguenze che penalizzano l’immagine del marchio.

E tu, ti sei mai chiesto come suona il tuo brand ?

Marco Solforetti

http://www.tailormusic.it/sound-branding

 

I nuovi strumenti del sound branding

Sound branding e compilation

Compact disc “fisico” o playlist “virtuale”?

Nel precedente articolo abbiamo visto la compilation come strumento di sound branding. In un momento dove il supporto fisico tende a scomparire, il packaging e la possibilità di toccare con mano creano un valore emozionale forte per evocare ricordi e favorire suggestioni.

Tuttavia, questo tipo di strumento di marketing ha dei costi fissi e variabili che non sempre possono essere coperti. Tali costi riguardano il glass master, i bollini siae, le spese iniziali per l’apertura della stampa, le licenze per la musica da inserire nel cd, stampa e masterizzazione. Costi che vengono ammortizzati in funzione del numero di copie.

Prendendo spunto da quest’altro articolo, scritto a Novembre, è possibile ripercorrere una sintesi di ciò che è successo negli ultimi 10 anni riguardo all’offerta musicale e ai percorsi alternativi di ascolto.  Un periodo relativamente breve ma che comprende alcuni passaggi chiave per capire quello che mercato e tecnologia hanno sviluppato da quando la velocità dello scambio di dati nella rete ha raggiunto standard elevati. Il mercato si è evoluto, e lo sta facendo tutt’ora, verso una direzione precisa: l’offerta di musica liquida.

Spotify, Deezer, Apple Music

Le nuove piattaforme streaming offrono 20 milioni di brani da ascoltare gratuitamente, in cambio di alcuni passaggi pubblicitari. Oppure pagando un abbonamento mensile di 9,90 euro, si toglie l’intrusione della pubblicità e si aumenta la qualità del segnale per un ascolto migliore.

Per l’utente finale è una svolta. In qualsiasi momento può ascoltare e riascoltare nuovi e vecchi brani senza mai effettuare il download di una sola canzone. Significa, in termini di spazio, l’abbandono non solo del cd, ma anche di tutte le memorie di archiviazione, come hard disc e usb key. Si elimina in un colpo solo la possibilità che qualche brano venga dimenticato in quel pc piuttosto che in quel telefono. Sento alla radio una canzone nuova, la faccio riconoscere da shazam e 1 minuto dopo la salvo in una playlist. Oppure seguo l’artista. Inoltre, il sistema consiglia di ascoltare artisti simili e mette a disposizione tutti gli album dell’artista e le compilation dove quel dato artista è presente.

Ci sono vantaggi per le aziende?

Certamente, molti vantaggi. Si aprono nuove prospettive verso chi, nella la musica, vede uno strumento di marketing importante: l’account diventa il brand e la playlist diventa oggetto di condivisione.
E’ uno strumento di sound branding veloce ed estremamente potente. A patto che sia identificabile e visto come una reale possibilità per aggiungere valore. Altrimenti diventa inutile.

Attualmente sto portando avanti una fase di sperimentazione (utilizzando Spotify) con due brand prestigiosi: un test riguarda il settore alberghiero di lusso e l’altro il settore dell’abbigliamento. Due test importanti che verranno ufficialmente pubblicati e pubblicizzati non appena ci saranno tutti i presupposti per una buona comunicazione. Perché è di questo che si parla.  Comunicare con la musica. Emozionare con i suoni laddove il valore emozionale è forte.

Abercrombie & Fitch, Mc Donalds, Nike, Coca Cola, Starbucks…sono solo alcuni dei brand che ogni anno investono qualche milione di euro sulla musica

Oggi è possibile investire cifre ridicole rispetto a quelle spese da questi colossi, che sono proporzionate naturalmente al numero di persone che si vuole raggiungere. La playlist diventa un souvenir emozionale, un ricordo, un messaggio da lasciare all’ospite o al cliente, per fargli sapere che esistiamo anche al di fuori del punto vendita o della struttura ospitante.

Emozione = Ricordo

Nel caso di un hotel, il nostro ospite può sentire un estratto della musica che l’ ha accompagnato durante la sua permanenza, favorendogli il ricordo di quell’esperienza. Potrà ascoltare quella “playlist ” in ogni luogo, in ogni momento e condividerla con le persone più care, che a loro volta potranno fare lo stesso. Il tutto con investimenti che, non avendo più bisogno di stampa, licenze e packaging, si ridurranno moltissimo.

Lo stesso discorso vale per un brand di abbigliamento. Il cliente esce dal negozio e se è rimasto soddisfatto del servizio, dell’oggetto e dell’esperienza nella sua interezza (si parla di brand experience), avrà la possibilità di rievocare quell’esperienza ascoltando la playlist sapientemente e accuratamente dedicata.

Ecco che nasce l’esigenza di avere un professionista che conosca bene i valori che il brand vuole trasmettere, che li traduca nel linguaggio dei suoni e che con tale linguaggio riesca a comunicare e dialogare con vecchi, nuovi o comunque potenziali ospiti e clienti.

Marco Solforetti

La brand compilation come strumento di marketing

brand compilation

Nel momento in cui nessuno compra più la musica sui supporti classici e tradizionali,ecco che la brand compilation torna ad assumere una valenza emozionale forte

La comunicazione in generale, compresa quella sonora, sta attraversando un periodo di grandi rivoluzioni, indotte  dalla digitalizzazione dei contenuti audio e dalla facilità con cui circolano sul web. Se prima questi contenuti venivano venduti su supporti fisici, oggi la vendita è prevalentemente  “liquida”.  Si acquistano brani mp3 sui vari portali snelliti di prezzo, forma e sostanza.

La brand compilation, nel momento in cui il  supporto classico viene visto quasi come un oggetto da collezionare, acquista un valore emotivo forte, che ricorda il brand e lo arricchisce di connotati emozionali, rafforzandolo. Diventa un souvenir musicale.

Nessuno getta un pezzo della propria memoria

Nessuno getta un oggetto che vale un ricordo, un’emozione… che nel momento in cui si lo ascolta ci richiama alla mente qualcosa o qualcuno.

La brand compilation moderna permette di personalizzare un’esperienza. E’ uno strumento di sound branding che oggi, più che mai, assume un valore tangibile. Le azioni di marketing orientate su musica e suoni prevedono l’utilizzo di supporti multimediali e di piattaforme presenti su web. Lo scopo è quello di seguire il cliente prolungando l’effetto della brand experience.

Possiamo seguire sempre gli ospiti e clienti

La compilation nasce con il vinile e si sviluppa in modo autonomo con le musicassette e con l’invenzione dello walkman. La musicassetta permetteva di organizzare la propria musica in 60 o 90 minuti, secondo il proprio gusto. Metteva in mano dell’utente finale la facoltà di creare e contestualizzare il proprio mood: estrapolare la musica dal disco, o da altre cassette, e registrarla su un altro supporto magnetico, secondo il proprio gusto. Per poi poterla ascoltare e riascoltare, sempre e dovunque. Con masterizzatori e cd registrabili raggiunge una qualità d’ascolto fino a prima impensabile…per poi dilagare con lettori e file mp3.

cd compilation

La brand compilation invece nasce a metà degli anni 90. Più precisamente, diventa un’operazione di marketing e di vendita con Cafè del Mar nel 1994, locale sul mare a San Antonio, Ibiza, diventato celebre grazie a quel cd come “bar del tramonto” per l’atmosfera suggestiva in riva al mare.
Inizialmente è un successo. Il genere innovativo e le vendite del primo progetto innescano una continuità costante (ad oggi, sono state prodotte 18 compilation principali, oltre a diversi album celebrativi).

brad compilation cafè del mar

Contemporaneamente, anche se un po’ in ritardo, sulla scia di questo successo, ad Amsterdam il Supperclub (1999, 9 compilation + extra) ed in quel di Parigi, Buddha Bar (1999, 16compilation + extra) e Hotel Costes (1999, 15 compilation + extra), capiscono il momento d’oro e cavalcano un’onda che li porterà a vendere, nella totalità delle collezioni, qualche milione di copie, raggiungendo 2 obiettivi: far conoscere nel mondo il proprio brand ed utilizzare lo stesso brand per investimenti a lungo termine.

Oggi non è più possibile raggiungere questi obiettivi

Purtroppo sono diventati impensabili questi volumi di vendita. I cd vengono acquistati  sempre di meno e i distributori di musica su supporto fisico piangono i tempi che furono.
La brand compilation diventa uno strumento  da omaggiare o vendere all’interno delle proprie strutture, che siano catene o singoli punti vendita. Diventa un souvenir emozionale che, se ben fatto e studiato, accompagnerà l’ospite o il cliente per un lungo periodo, evocando, ad ogni ascolto, emozioni e ricordi. Inoltre, diventa uno strumento di marketing,  se pubblicizzata e promossa con gli uffici stampa e con i media che si occupano di quel settore.

La realtà attuale pone la brand compilation sullo stesso piano della playlist associata al brand. La brand compilation si evolve, perde la fisicità del supporto, seppur mantenendo il concetto di emozionalità e del ricordo sonoro.  Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

Marco Solforetti

Le 10 regole del Sound Branding

regole sound branding

Progettare il suono di un brand è un’attività che richiede professionisti in grado di trasferire ai suoni l’identità di un marchio.

Il sound branding costruisce l’identità sonora di un brand. E’ in grado di modellare l’esperienza emotiva associata ad un marchio, definendone i valori, mantenendone il ricordo.

È un mezzo per emozionare, coinvolgere, convincere…è uno strumento di comunicazione potente per trasmettere un messaggio guidato dalla memoria del suono…

Il suono può arrivare a destinazione anche ad occhi chiusi, ecco 10 regole fondamentali

  1. Considerare la musica come parte integrante dell’intera esperienza

    La musica è oggi motivo di eccellenza in molti settori. E’ un importante strumento competitivo per sviluppare e promuovere il processo di brand experience.  L’uso corretto della musica crea un valore aggiunto, aiutando a diversificare il servizio e distinguere il prodotto offerto.

    Non sono più solo i prodotti o servizi che determinano se il consumatore apprezza o no un marchio.

  2. Definire come suona il brand

    In che modo deve suonare il brand? La musica è il linguaggio delle emozioni,  un mezzo per connettere emotivamente clienti, ospiti e consumatori. Qual è il profilo che vogliamo riflettere con la musica?

    Il suono del brand deve mandare un messaggio chiaro e rispecchiare l’esperienza che si vuole creare.

  3. Definire il target d’ascolto

    Può accompagnare un ospite differenziando i diversi ambienti e momenti di un HOTEL, un cliente durante un processo di acquisto oppure può migliorare le prestazioni lavorative dei dipendenti mantenendo l’ambiente più confortevole.

    E’ sempre importante chiedersi per chi e perché viene trasmessa la musica.

  4. Considerare la funzione evocativa della musica

    Se trasmettiamo musica d’ambiente o di sottofondo ci dobbiamo chiedere se è meglio trasmettere musica conosciuta o non conosciuta. La musica conosciuta innesca un processo di memorizzazione, a scapito però dell’attenzione che si dedica al servizio primario.

    Dobbiamo sempre chiederci qual è il nostro obiettivo, quali emozioni vogliamo evocare e con quali associazioni.

  5. La musica giusta al momento giusto

    E’ opportuno distinguere e scandire i diversi ritmi della giornata con una sequenza studiata “ad hoc” oppure è il caso di lasciare costante e lineare la successione di ritmi e suoni?

    E’ necessario definire se il target d’ascolto necessita di una programmazione suddivisa in momenti o se viceversa è importante non alterare mai il mood lasciando un ascolto costante e senza flessioni.

  6. Valutare la possibilità di una brand radio

    Centri commerciali, supermercati ed alcune tipologie di negozi, possono trarre beneficio a trasmettere  spot e jingle migliorando la comunicazione delle offerte e promozioni, di aumentare le vendite giornaliere.

    Progettare una web radio dedicata al brand consente di programmare “ad hoc” messaggi commerciali durante l’intero palinsesto.

  7. Ottimizzare i punti di ascolto

    In che modo viene trasmessa la musica? Quali caratteristiche hanno i diffusori? Il segnale sonoro proviene da una sorgente unica oppure è diversificato? Ogni zona è amplificata in modo indipendente? Ottimizzare l’ascolto aiuta a capire quando un impianto audio è idoneo per una giusta diffusione oppure se è il caso di aggiungere nuovi punti di ascolto, nuove sorgenti o sostituire il materiale obsoleto.

    Avere a disposizione la giusta selezione di musica diventa inutile se l’ascolto non è piacevole.

  8. Ottimizzare il volume

    Il volume troppo alto genera ansia. Se non si riesce a parlare e si blocca la conversazione le persone tendono ad allontanarsi e considerano questo evento in modo modo negativo. Al contrario, il volume è troppo basso causa frustrazione, perché non si comprende quello che viene percepito come uno stimolo sonoroIl livello del volume è soggetto a variazioni più o meno sensibili, spesso relazionabili alla presenza delle persone che generano un rumore di fondo.

    L’attenzione al “giusto volume” è un presupposto necessario a completare le condizioni per un piacevole ascolto.

  9. Richiedere la giusta licenza

    Una particolare attenzione riguarda l’ottimizzazione di costi e benefici per le licenze di diffusione della musica in pubblici esercizi. Siae e Scf non sono più gli unici enti che rilasciano le licenze per la diffusione di musica.
    Esistono nuovi music providers che gestiscono artisti non famosi  e sono un’interessante alternativa per chi vuole trasmettere la musica sconosciuta.

    Questa soluzione, spesso più economica rispetto a quella degli enti tradizionali, è accreditata dalle nuove teorie perché non confonde le idee a ospiti e clienti.

  10. Consultare i professionisti

    La professionalità è una qualità indispensabile. Ogni settore è ricco di figure altamente qualificate, in grado di trovare soluzioni ai problemi oppure ideare nuovi progetti, schemi e modalità di sviluppo.

    Se siete incerti su un argomento così delicato come il sound branding chiamate un professionista, che nella maggior parte dei casi vi farà risparmiare tempo e denaro.

Marco Solforetti