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Musica di sottofondo per librerie: La Feltrinelli

Musica di sottofondo "La Feltrinelli"

La musica di sottofondo è un elemento fondamentale nel processo di brand experience.
È la punta di un iceberg che irradia con le proprie vibrazioni tutto l’ambiente circostante caratterizzandolo di connotati emozionali.

Come luci, profumi e arredi, la musica di sottofondo deve seguire lo stile del luogo nel quale viene diffusa, esaltandolo unitamente ai valori del brand.

Libreria “La Feltrinelli”

Entro spesso nelle librerie “La Feltrinelli“.
Guardo, consulto, leggo, mi lascio trasportare incuriosito dalle voglie di sapere del momento che emergono dagli scaffali. Compro. E ascolto.
Se non ascolto, o cerco di non ascoltare, trascorro ore in un luogo per me senza tempo e mi rilasso. Se invece ascolto, dopo un po’ mi innervosisco perché la musica sembra figlia di nessuno, forse compro un paio di libri appena ed esco.

Mi chiedo: perché?

La selezione di musica non segue nessuna logica e la musica di sottofondo dà profondi sintomi di incoerenza.  La Feltrinelli è sinonimo di cultura e, oltre che la vendita e distribuzione di libri, persegue questi obiettivi con edizioni bibliografiche, discografiche, televisione (la effe) e radio (Radio Feltrinelli).

Colpa del management?

Ci sono tre possibilità per motivare questa incoerenza sonora nella diffusione di musica di sottofondo:

  • il management non conosce i principi del sound branding;
  • il management conosce i principi del sound branding ma non li applica;
  • il management conosce i principi del sound branding e cerca di applicarli ma non effettua controlli sui singoli punti vendita.

Considerato il fatto che ci sono spesso momenti musicali importanti all’interno delle librerie (dove ho incontrato perfino Stefano Bollani e Petra Magoni), direi che il management conosce in parte i principi del sound branding, ma non ha nessun professionista che li applica nel modo giusto. Non effettua i controlli necessari e di conseguenza non ottiene i feedback indispensabili per raggiungere la playlist ottimale.

Come si crea una playlist per “La Feltrinelli” ?

Il procedimento per creare una playlist di valore è sempre lo stesso e come per altri brand vale anche per “La Feltrinelli”.

In primo luogo si devono identificare i valori del brand da trasmettere per poi tradurli con la musica e integrarli nell’intera esperienza d’acquisto.

Il ruolo della musica deve essere rivalutato al fine di diventare parte del progetto di marketing e comunicazione

Con questa concezione olistica sul ruolo che le compete, la musica diventa un elemento carico di valore emozionale indispensabile e strategicamente utile anche nel follow-up con i clienti.

Definiti questi passaggi fondamentali di sound branding e di strategia sonora si passa alla parte esecutiva specifica del sound design: si traducono i valori del brand con i suoni.
Suoni, ritmi e stili sono gli ingredienti disposizione del sound designer per caratterizzare in modo unico come suona un brand.

Infine, si creano i presupposti per la diffusione ottimale della musica di sottofondo nei punti vendita e nei punti di interesse:  qualità del segnale audio, qualità dell’ascolto, disposizione dei punti di ascolto, volume.
Sono tutte caratteristiche tecniche che richiedono standard di qualità elevate affinché tutto il processo sia eseguito a regola d’arte.

L’uso scorretto della musica di sottofondo crea fastidio, ansia e tutto il servizio ne viene compromesso

Quando la scelta della musica di sottofondo non è appropriata le persone percepiscono questo disagio, acquistano meno, se ne vanno e tornano più difficilmente.

L’uso scorretto della musica di sottofondo allontana i clienti

Con una concorrenza spietata come quella di Amazon, che offre libri a prezzi sempre più bassi e con un servizio clienti devastante, la musica di sottofondo deve creare un vantaggio competitivo e non essere un elemento penalizzante. Per questo motivo ci deve essere un professionista che pianifica una strategia, la concretizza ed esegue i controlli necessari per ottimizzare tutto il processo.

La punta dell’iceberg

Riassumendo, la musica di sottofondo è la punta di un iceberg, la messa in opera sul posto di un processo delicato chiamato sound branding.
Nella prima fase del sound branding progettiamo il suono di un brand, definendone gli obiettivi e le linee guida. Dopo questa fase iniziale della definizione degli obiettivi e della strategia da seguire un professionista del sound design realizza il progetto.
È un’attività complessa che richiede molta esperienza, capacità di critica, creatività, cultura musicale e una buona dose pensiero laterale laddove le soluzioni non siano scontate.

Esperienza personale

Nella mia lunga esperienza ho visto e ascoltato capolavori eseguiti con la musica. Così come ho sentito disastri. Nel primo caso ci vuole una buona dose di talento, oltre che cultura ed esperienza. Nel secondo caso, per evitare i disastri, oltre che cultura ed esperienza ci vuole buon senso.

Chiedere consigli, seguire persone che prima di noi hanno svolto lavori simili, studiare nuove ricerche esistenti e provare ad applicarle sul campo; ricercare i feedback necessari per prove empiriche che di volta in volta variano in funzione del nostro singolo caso.

Ogni brand ha il proprio suono e necessita di sonorità differenti.

 

Sound design e musica d’ambiente

Sound design e musica d'ambiente

Pochi sono a conoscenza che un uso sbagliato della musica causa una percezione negativa di un ambiente e di un servizio

Dopo anni di studi, ricerche e conferme sul sound design e la musica d’ambiente, siamo ancora a parlare di come, quando e quanto, l’utilizzo dei suoni possa alterare la percezione di un determinato ambiente, modificandola.

La musica non è più un complemento d’arredo

Se la musica non è più solamente di sottofondo, non è più solo complemento di arredo peculiare della Muzak, diventa necessariamente utile conoscere informazioni utili sull’ uso consapevole dei suoni. Non solo per avere un vantaggio, un valore aggiunto, ma anche, e soprattutto, per non influenzare negativamente il proprio servizio, il proprio prodotto. Per non indebolire la propria immagine con stimoli emozionali che non trasmettono coerenza.
E quindi negativi.

Ogni ambiente necessita di sonorità differenti che differiscono per ritmo e stile

Da questo presupposto si deve partire il sound design, il processo che  garantisce la corretta e consapevole diffusione di musica.  Oggi, più che mai, la musica diventa parte integrante del processo di vendita e dei servizi connessi. Un processo di vendita inteso nel concetto più ampio di un servizio, di un prodotto, ancor di più della propria immagine.

Talvolta ospiti e clienti non tornano anche a causa della musica: crea ansia e disagio

Se da un lato la musica d’ambiente sta assumendo un ruolo attivo rompendo il silenzio nella quotidianità degli esercizi pubblici, commerciali e ricettivi, dall’ altro sta subendo un’azione prepotente dalle nuove forme di ascolto, che continuamente, propongono playlist e palinsesti discutibili, in luoghi, momenti e volumi d’ascolto discutibili.

Di playlist in giro ce ne sono migliaia

Se da una parte, piattaforme come SpotifyDeezer, Apple Music e le radio dedicate di iTunes hanno svegliato oblii…da un’altra hanno creato alibi preoccupanti, alimentati dalla convinzione che, se in una playlist offerta c’è scritto ” relax”, di musica rilassante si tratti! Oppure, se una playlist grida classic jazz….di questo stiamo parlando.

Il sound design è un processo articolato e complesso

Succede che qualcuno è convinto di comprare un Rolex e invece ignaro prende una patacca. Oppure uno zircone al posto di un diamante. Così accade anche con la musica. Molte playlist titolano il contenuto taggandolo con la moda del momento, tanto poi chi verifica la coerenza di tale insieme di brani?

Compito del sound design è proprio quello di creare un abito su misura per ogni momento, contesto, ambiente, circostanza. Solo in questo modo la musica diffusa risulterà corrispondente con i valori che si vogliono trasmettere. Il messaggio risulterà coerente, pronto a trasmettere emozioni e ricordi, adatto a rafforzare l’immagine del brand e favorevole a esaltare il servizio offerto.

 

 Marco Solforetti

http://www.marcosolforetti.com/about-me/
http://www.tailormusic.it/ambient-sound-design/

Brand Experience: è meglio la musica conosciuta o sconosciuta?

brand experience

La musica conosciuta favorisce la permanenza di un ospite? Quella sconosciuta migliora la qualità di un servizio? Quale arricchisce la brand experience ?

Il precedente articolo espone in modo chiaro la teoria che sostiene l’importanza della musica non famosa come sottofondo musicale nel processo di brand experience.

Lo studio sulla musica non famosa  condotto dal professor Luca Petruzzellis e dalla dott.ssa Ada Palumbo dell’Università degli Studi di Bari, in collaborazione con il prof. J.C. Chebat di Montreal è sostenuto da SoundReef.
SoundReef  èun servizio di musica alternativo che gestisce un archivio di canzoni non appartenenti al repertorio Siae e Scf. Ha quindi tutte le intenzioni di dimostrare che l’utilizzo del proprio servizio e del proprio archivio di musica sconosciuta porti dei vantaggi.

Quale tipo di musica invoglierà un cliente a tornare?

La teoria spiega in parte l’esperienza reale, ma non tutta. Fabio Ratti, laureato in Marketing e comunicazione ci viene in aiuto con una tesi sperimentale in Marketing operativo.

Il processo d’acquisto oggi richiede molto più tempo e maggiore attenzione, sia nella fase che precede l’ingresso nel punto vendita sia durante la permanenza nello stesso. È necessario pertanto rendere piacevole il tempo che i consumatori trascorrono all’interno dei punti vendita e creare un’atmosfera favorevole all’attività di shopping. Il punto vendita assume così una nuova centralità; i consumatori scelgono i punti vendita che offrono loro non solo la varietà più ampia di prodotti e servizi, ma anche una valenza simbolica ed edonistica dell’esperienza d’acquisto, trasformando così lo shopping in un’attività divertente e piacevole.

Nei punti vendita si respira una chimica di sensazioni

La valenza emozionale dello shopping assume fondamentale importanza strategica, migliorando la percezione dei prodotti e regalando ai consumatori una vera e propria esperienza d’acquisto:luci, colori, profumo, persone… musica. 

L’atmosfera, in quanto mix di variabili sensoriali, diventa il driver di relazione tra brand e consumatore; ha il compito primario di accattivare, intrattenere e persuadere il cliente, creando con esso uno stretto legame emotivo e affettivo.

A spiegarci le interazioni e le relazioni del consumatore con il punto vendita sotto esperienza uditiva/musicale è Enrico Nonino, esperto di marketing sensoriale e brand experience:

La musica muove negli individui un universo di ricordi, è legata alla nostra sfera inconscia e percorre vie diverse rispetto agli stimoli che ci arrivano da tutti gli altri sensi. Il percorso associativo con cui colleghiamo una melodia a uno spot cambia l‘approccio mentale al brand, e questo è l‘approccio esperienziale. Il luogo d‘acquisto e la sua atmosfera sono il primo luogo di coinvolgimento del cliente al brand, attraverso i fattori sociali, come il personale del punto vendita, gli stimoli immediatamente percepibili, gli aspetti estetici o funzionali, la pulizia, il profumo, il rumore finanche la qualità dell‘aria, il cliente riesce a vivere il prodotto o il servizio in maniera ancora più diretta. Oggi la competizione è molto serrata e in questa situazione saper governare l‘esperienza d‘acquisto attraverso il controllo ambientale è molto importante.

sound design e brand experience

Perché al brand serve il sound?

Abbiamo visto in che modo la musica diventa un elemento efficace nel creare una determinata atmosfera: concorre allo sviluppo delle attitudini nei confronti del punto vendita. Studi precedenti hanno dimostrato che la musica ha un notevole impatto sulle risposte cognitive, affettive e comportamentali dei consumatori. Di contro, l’aspetto della notorietà della musica non è mai stato indagato in profondità.

Se la musica deve essere congruente con l’immagine del punto vendita e dei valori del brand, a una marca famosa deve corrispondere musica famosa?

Le risposte emozionali del consumatore sono la somma della percezione del servizio e di quella dell’ambiente

L‘obiettivo della musica applicata al marketing sensoriale è quindi di creare e sfruttare il potere evocativo dei suoni.

La musica ha effetto sulla velocità di consumo, sull’affluenza e il volume delle vendite, determina la percezione di un cliente riguardo l’atmosfera di un locale e la diversità di stili musicali impatta in maniera diversa tra i consumatori. Oltre a influire sul potere d‘acquisto del consumatore si riflette anche sulla stima del tempo e quindi sul periodo di permanenza del cliente nel locale: ha effetto sui comportamenti pro-sociali ed è in grado di distrarre i consumatori da compiti mentali cognitivamente complessi.

Quale musica è migliore ?

Siamo tutti concordi sul fatto che è il contesto di riferimento che ci farà scegliere se e come utilizzare la musica famosa in un palinsesto.  Non sono d’accordo sull’esclusione a priori di tutta la musica conosciuta, perché è con questo tipo di musica che attiviamo un processo di memorizzazione.

Vogliamo che un cliente si ricordi di noi, che un ospite si ricordi di noi ogni volta che sentirà quel determinato brano. Dobbiamo evocare in lui un processo di memorizzazione in modo da favorire un ricordo permanente. Dove e in che modo deve avvenire questo processo?

Ci sono dei luoghi dove l’impatto della musica è maggiore. Dei momenti in cui possiamo utilizzare la musica famosa in modo mirato e consapevole con risultati certi.

Dove e quando possiamo utilizzare la musica famosa?

Prendiamo il caso di un hotel. L’ hotel fa parte di quelle strutture che riassumono tutti i criteri della sonorizzazione di ambienti. All’interno di un hotel coesistono ambienti differenti. Hall, ristorante, spa, lounge bar. Ognuno di questi “momenti” ha delle esigenze sonore differenti.

Nel ristorante e nella spa non possiamo diffondere musica famosa. Nel ristorante il senso che fa da padrone è il gusto. Specialmente se il menù è accuratamente studiato, l’utilizzo della musica conosciuta distrae dalla degustazione dei sapori. Possiamo utilizzare ogni tanto un richiamo conosciuto con musica rivisitata, ma “ogni tanto” ed in modo coerente con l’atmosfera che già esiste. Come a luci e profumi, alla musica spetta un ruolo di gregario. Deve essere lì presente e rimanere educatamente in punta di piedi, “in silenzio” .

Lo stesso discorso vale per la spa. Il rilassamento è un processo interiore e come tale deve prima essere indotto e poi mantenuto. Possibilmente mai distratto. La musica in questo ambiente utilizza una serie di frequenze che favoriscono tale processo. Non ha variazioni ritmiche e tonali importanti. E  come peculiarità ha quella di non avere riferimenti mnemonici per essere riconosciuta.

sound design e brand experience

Differente è il contesto della hall di un hotel, di un lounge bar, o di uno showroom. In questo caso abbiamo tre zone dove l’impatto con la musica è forte. Abbiamo tutti gli strumenti per riempirlo di stimoli e connotazioni emozionali. Di fatto non è mai consigliabile utilizzare una sequenza lunga di musica conosciuta. Non siamo una radio famosa. Dobbiamo far respirare l’udito e non tenerlo continuamente attivo, sotto pressione. Ci sono casi in cui è preferibile utilizzare un brano conosciuto ma sotto una veste diversa, alternativa. Lo si riconosce e lo si apprezza, ma in modo nuovo. L’utilizzo di qualche riferimento “conosciuto” in linea con il brand, sovente migliora una selezione completamente anonima.

L’impatto della musica conosciuta è più forte nel caso in cui si debba caratterizzare fortemente un ambiente, ad esempio marcandolo di italianità. E’ importante conoscere e scegliere una serie di interpretazioni alternative. Valutare laddove se ne richieda la scelta di versioni strumentali, in modo da interrompere la sequenza conosciuta che dopo un po’ risulta pesante e forzata.

Conclusioni

La musica d’ambiente è uno strumento potente per creare i presupposti corretti e necessari al processo di brand experience, perché arriva a stimolare una via di comunicazione diretta ed efficace, l’udito. E come in qualsiasi processo di comunicazione è necessario che vi sia coerenza fra ciò che si vuole comunicare e ciò che viene percepito. Questo significa che la variabile sonora di sottofondo si deve adattare al contesto ed è quindi necessario tenere conto delle aspettative del target di riferimento e delle possibili reazioni in seguito alla diffusione di musica.

La musica meno conosciuta, è caratterizzata da un livello minore di attivazione e dalla capacità di trasmettere stati emotivi più rilassanti, e risulta maggiormente adeguata in situazioni di vendita in cui è richiesta una maggiore attività cognitiva. Se invece vogliamo evocare un ricordo non possiamo fare a meno di utilizzare con criterio la musica conosciuta.
Marco Solforetti

Fonti:
Soundreef:
(http://www.soundreef.com/it/blog/1/esercizi-commerciali/musica-sottofondo-fasce-orarie)

Fabio Ratti:
(http://www.gazeco.it/archivio-tesi/902-la-musica-conquista-la-clientela-e-se-non-e-famosa-ha-piu-effetto)

Enrico Nonino:
(http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=1420)

Soundreef:
(http://getfile.soundreef.com/Musica-Famosa-vs-Meno-Famosa.pdf)

Brand Experience: quale musica migliora la qualità di un servizio?

Brand Experience

Per creare un valore aggiunto ad un servizio è meglio diffondere la musica conosciuta o sconosciuta?

La diffusione di musica d’ambiente è uno strumento di comunicazione assai potente nel processo di brand experience perché tocca una via diretta, l’udito. La variabile sonora di sottofondo si deve adattare al contesto e tenere conto delle aspettative del target di riferimento e delle possibili reazioni in seguito alla diffusione di musica. E’ necessario che vi sia coerenza fra mittente,  messaggio sonoro e destinatario.

Ci sono due correnti di pensiero discordanti che si orientano sull’uso dell’una o dell’altra tipologia di musica. La prima dimostra che la musica sconosciuta è troppo anonima e non lascia traccia. La seconda sostiene la musica conosciuta distrae, attirando l’attenzione sull’ascolto.

C’è uno studio molto importante condotto sul nostro territorio che affronta la questione ed anticipa il concetto di brand experience

E’  stato condotto da un team di ricercatori composto dal professor Luca Petruzzellis e dalla dott.ssa Ada Palumbo della facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Bari, in collaborazione con il professor Jean-Charles Chebat di Hec Montreal.

Il lavoro di tesi ha studiato la scelta nel caso di una marca globale effettuando un esperimento in un reale contesto di vendita. I clienti del punto vendita sono stati esposti durante la prima settimana a musica non famosa e nella seconda, rispettando gli stessi giorni e gli stessi orari, a musica famosa. Il periodo è stato scelto facendo attenzione all’assenza di promozioni in corso che potessero alterare e influenzare i comportamenti dei consumatori.

L’ indagine ha dimostrato che per un corretto processo di brand experience è meglio trasmettere nei punti vendita una musica poco conosciuta, poiché risulta più in armonia con il contesto di vendita, trasmette sensazioni favorevoli allo shopping, permette di effettuare acquisti più ragionati perché non distrae e migliora la probabilità di ritorno dei clienti.

“Ai consumatori di un centro commerciale di Bari sono state fatte ascoltare come sottofondo ai propri acquisti, due selezioni di musica completamente differenti: la prima costituita da brani molto famosi e conosciuti; l’altra da brani poco famosi e difficilmente riconoscibili. Ad alcuni di questi è stato richiesto di compilare un questionario e successivamente ne sono state confrontate le reazioni. I clienti sono stati intercettati alla fine dei loro acquisti e sottoposti a un questionario volto a indagare l’atmosfera percepita e l’esperienza d’acquisto appena vissuta all’interno del punto vendita.

La musica famosa ostacola il processo d’acquisto e disturba il processo di brand experience

Dall’analisi delle risposte fornite è emerso che la musica famosa trasmette uno stato di nervosismo nel 47% dei consumatori ed infastidisce il 45% degli stessi. Al contrario, queste sensazioni negative non sono trasmesse in maniera significativa dalla musica poco conosciuta (le percentuali scendono rispettivamente al 18% e al 22%).

Brand Experience

Brand Experience

La musica famosa, inoltre, ha contribuito a distrarre il 52% dei consumatori dagli acquisti che stavano portando a termine, sei volte di più rispetto alla musica non famosa (la percentuale di consumatori distratti scende fino ad appena l’8%) ed  ha ridotto il tempo di permanenza all’interno del punto vendita per il 50% dei consumatori. Tale fenomeno si è verificato per un’esigua percentuale di consumatori, pari al 6%, nella giornata in cui era diffusa musica non famosa, che  grazie alla capacità di trasmettere uno stato d’animo di maggiore rilassatezza, ha allungato la permanenza dei clienti all’interno del centro commerciale.”

Brand Experience

Brand Experience

Brand Experience

Brand Experience

Lo studio ha messo in evidenza come la musica famosa, rispetto a quella non famosa, trasmetta sensazioni di maggiore attivazione, vivacità, entusiasmo ed eccitazione e sia in grado di attirare l’attenzione su se stessa. Tale confronto è cruciale nella scelta fra tipologie di musica differenti se si considera che stati d’animo di maggiore attivazione accelerano i movimenti dei consumatori all’interno di un punto vendita, riducendo il tempo di permanenza e la quantità di oggetti osservati e presi in considerazione. Infatti, in condizioni di musica non famosa è stato possibile registrare un’attività cognitiva più intensa. La musica non famosa predispone il cliente a un maggior apprezzamento delle qualità emozionali di un punto vendita avendo effetti di attivazione minori rispetto a una musica famosa.

La musica famosa deve sempre essere evitata ?

I consumatori non sono tutti uguali. Dallo studio è emerso che chi effettua acquisti di mattina (segmento morning), come casalinghe e lavoratori dipendenti, compra prodotti necessari ed importanti, per esempio la spesa per l’intera famiglia. Questi consumatori hanno bisogno di maggiore calma e possibilità di riflessione e non stupisce che abbiano preferito la musica non molto famosa e rilassante.

Diversamente chi si reca presso il centro commerciale durante la pausa pranzo (segmento lunch), prevalentemente lavoratori dipendenti ed autonomi, è scarsamente coinvolto dai propri acquisti, che generalmente sono di breve durata, pertanto non si ritiene influenzato dalla musica di sottofondo.

I consumatori che preferiscono fare shopping dalle 17 alle 18 del pomeriggio (segmento tea), come gli studenti e le casalinghe intervistati, attribuiscono un significato ed un valore personali agli acquisti, che ritengono importanti, necessari ed interessanti. Sono tanto coinvolti e presi dagli acquisti da ritenere la musica adeguata per entrambe le tipologie, anche se per motivazioni differenti.

E chi effettua gli acquisti di sera? Si ritrova in un contesto affollato da consumatori molto diversi fra loro: c’è la studentessa in compagnia dalla madre casalinga, il pensionato con i nipoti, la giovane dipendete con le amiche, il padre di famiglia, ci sono le compagne di scuola e le coppie di fidanzati.

In un contesto ricco di stimoli e sovraffollato lo studio suggerisce che la musica più apprezzata è quella famosa.

E allora, quale delle due teorie è realmente applicabile per la brand experience?

Marco Solforetti

continua

Fonti:
Soundreef:
(http://www.soundreef.com/it/blog/1/esercizi-commerciali/musica-sottofondo-fasce-orarie)

Fabio Ratti:
(http://www.gazeco.it/archivio-tesi/902-la-musica-conquista-la-clientela-e-se-non-e-famosa-ha-piu-effetto)

Soundreef:
(http://getfile.soundreef.com/Musica-Famosa-vs-Meno-Famosa.pdf)

Sound branding e musica d’ambiente

Sound branding e musica d'ambiente

La Heart Beat agenzia di ricerche di Stoccolma, ha condotto uno studio su come e quanto la musica riesca ad influenzare le persone ed i consumatori

La ricerca indaga se la musica tende a farci comprare di più, se persuade le nostre scelte d’acquisto e se può prolungare la durata della nostra permanenza durante il processo d’acquisto.

Come, quando, dove e perché trasmettere musica

Dal momento che la “brand experience” sta diventando un importante fattore di differenziazione,  per chiunque voglia iniziare un business è importante avere delle informazioni certe.

5 punti chiave della ricerca

1) Il primo aspetto riguarda l’importanza della musica nel quotidiano. Gli intervistati hanno dovuto scegliere tra 10 cose. Il risultato ci mostra che solo Internet e il cellulare sono quelle senza le quali le persone avrebbero difficoltà a vivere; più difficile vivere rispetto a sport, film e giornali, tv, letteratura, radio e arte. Ma quanto importante è questo valore?

Il 61% considera la musica importante o molto importante. La figura aumenta al 74% quando i risultati provengono dalle generazioni più giovani, comprese tra i 16 e i 24 anni.

Ricerca Heart Beat

2) Il secondo aspetto rivela che la giusta musica fa si che le persone rimangano più a lungo nello spazio pubblico. Inoltre, il 31% di tutte le persone ritorna, il 21% raccomanda l’azienda ad altri e il 14% afferma anche di comprare di più. I valori aumentano quando a rispondere sono i giovani fra 16 e 24 anni.

Quando le persone ascoltano musica gradevole:Sound Branding
Ritornereste in un luogo dove la musica è gradevole?Sound Branding

3) Il terzo aspetto mostra che la giusta musica nel business influenza l’opinione che i consumatori hanno del marchio. Il concetto intende la “giusta musica” come sonorità adatta al profilo aziendale e soprattutto diffusa ad un giusto volume. Di secondaria importanza è il fatto che la musica corrisponda al gusto personale dei clienti, che sia conosciuta o che sia presente nelle hit chart radiofoniche.

L’importante è  un volume adeguato che si adatti ogni volta ai rumori di fondo. La musica diffusa ad un volume sbagliato trasmette ansia e fastidio perché blocca la conversazione e fa si che il 44%  degli intervistati arrivi a lasciare il negozio;  il 38% non ritorna e  compra di meno. Anche la qualità audio influisce sulla qualità del servizio percepito, poiché se la musica è trasmessa in maniera rumorosa e confusa ha un effetto irritante.

Con questi valori si è potuto dimostrare che è di grande importanza trasmettere musica, ma ancor di più curare la qualità della selezione, controllare la qualità della diffusione, prestare particolare attenzione al volume.
Se è vero che la musica fa rimanere più a lungo, raccomandare, ritornare e comprare di più, è altrettanto vero che se vengono meno questi importanti accorgimenti,  fa diminuire le vendite, allontana i clienti e genera un passaparola negativo.

Sound BrandingSound Brading

4) Un altro aspetto importante è che gli investimenti nei confronti della musica non sono adeguati. Lo pensa il 24 % della popolazione.  Tuttavia, la maggior parte delle persone non hanno una specifica opinione ed ha risposto né bene né male. Un altro 18% non si rende conto o non sa rispondere. Il 44% si esprime con un giudizio, favorevole o contrario. E’ ovvio che le imprese hanno lavorato con molto più riguardo alla musica rispetto agli anni precedenti, tuttavia, c’è ancora molto da lavorare e da investire, perché in un futuro prossimo, sempre più persone esprimeranno un giudizio.

Quanto la musica è riuscita a creare un’esperienza\atmosfera positiva? 

Sound Branding

5) L’ultimo aspetto riguarda l’utilizzo della musica sul posto di lavoro come elemento per favorire il benessere e migliorare l’ambiente sociale fra gli impiegati. Crea un’atmosfera migliore, fa sentire meglio gli impiegati e li aiuta a lavorare in maniera più produttiva. Anche in questo caso, i benefici sono notevolmente maggiori dei costi.

La musica trasmessa sul posto di lavoro rende:

Sound Branding

La ricerca è di matrice svedese, sinonimo di garanzia e veridicità

Nessuno mette in dubbio i presupposti della ricerca. Rimane solo discutibile il confronto con la nostra realtà. Il campione rappresentativo sul quale è stata condotta riguarda Il popolo svedese, che differisce sensibilmente dal nostro. Così come differiscono i costi e le modalità per ottenere le licenze di pubblica diffusione di musica. Probabilmente i valori rilevati in Italia cambierebbero le conclusioni della statistica.

Siamo ancora lontani dall’obiettivo

Nel nostro paese ancor oggi è difficile far capire alle persone comuni e a chi dirige strutture importanti, la necessità di un progetto mirato che utilizzi la musica in modo consapevole e autorevole. Anche se negli ultimi anni molte cose sono cambiate, sono pochi i management che investono budget importanti per la definizione del sound branding , necessari per una corretta diffusione della musica d’ambiente. In realtà sono pochi anche i professionisti in grado di consigliare e ottimizzare i costi e i benefici di tali investimenti.
Non è vero che tutto il mondo è paese. La Svezia, sotto molti aspetti, è avanti anni luce a noi.

Marco Solforetti

fonte: sounds like branding

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Musica d’ambiente al Salone del mobile di Milano 2015

salone del mobile di milano 2015

L’immagine è quella di un letto spoglio, bello da vedere ma senza nessuno che lo vive

Così mi sono vissuto l’intero Salone del Mobile di Milano 2015. Non sono un architetto, un arredatore, né un designer d’interni. Lavoro con le emozioni e so come si creano. Come hanno origine, come si stimolano, come si alterano.

Da molti anni la manifestazione milanese è un’occasione per notare le nuove tendenze e le innovazioni di arredo. Gli stand propongono oggetti belli e curati. Eleganti, di lusso ma visti e ripetuti in molti stand. Sembra che le esposizioni non finiscano mai. Ma sembra anche che siano sempre le stesse.

L’edizione 2015 non sembra destinata a lasciare il segno

Forse perché tutti si preparano all’expò. Forse perché è sempre più difficile trovare alternative originali. Soluzioni inedite.

La vera innovazione la si può notare solamente nei due saloni dedicati alla luce. Una luce che emoziona, scalda, arreda, stupisce…vibra. Interpreta e comprende pienamente il rapporto fra materiale e immateriale.

salone del mobile di milano 2015

Dai press office si legge che la tendenza di quest’anno è quella di raccontare storie

Molti stand pensano alla possibilità di far vivere e condividere esperienze:

…visual e designer contemporanei si sono trasformati in storyteller. Creare atmosfere, raccontare storie, stimolare scenari immaginari che rimandano a luoghi, stili di vita, esperienze vissute e da vivere…

In realtà non si riesce a concepire l’ambiente come luogo di esperienza unico, carico di valore emozionale.

Come si può pensare ad un ambiente circondato da rumore e privo di suoni ?

Visitatori urlanti al telefono, suonerie suonanti discutibili, schiamazzi diurni. La riuscita di un buon evento può sempre essere condizionata dalla musica, ma in questo caso siamo ben lontani dal fine ultimo che si può raggiungere. C’è da iniziare un lungo percorso per avvicinarsi all’uso consapevole di suoni e vibrazioni armoniche e ai benefici che tale cammino porta. Perché la musica e la luce sono composte di particelle, onde, vibrazioni.

La musica è la grande assente dell’evento

Invece di essere concepita come un valore,  un linguaggio moderno, uno strumento innovativo per “raccontare storie”, l’esposizione sonora viene a mancare sia negli stand del mobile classico che in quelli del design moderno. Qualche accenno sonoro lo si può sentire nel salone extraluce, ma è appunto uno spiraglio di luce in un evento buio di suoni. Tetro e opacizzato da un silenzio, rotto soltanto dal rumore della folla che schiamazza.

Untitled design (7)

Se il modo di progettare la luce è profondamente cambiato non è così per i suoni

Ci sarebbero molte tecnologie esistenti che, come per la luce, disegnano l’ambiente con forme fisiche e vibrazioni emozionali. Per vivere la quotidianità o per accogliere ospiti e clienti nell’ambito ricettivo e professionale. Tuttavia, tali tecnologie vengono escluse sia nelle esposizioni che nelle progettazioni. Un vero peccato, emozionalmente parlando.

Il 2015 è stato promosso dall’Unesco “Anno Internazionale della Luce” ed infatti la luce occupa un ruolo da protagonista. Speriamo che presto, venga promosso un  “Anno Internazionale del suono”… forse sì, che ne sentiremo delle belle.

Marco Solforetti

continua

Le 10 regole del Sound Branding

regole sound branding

Progettare il suono di un brand è un’attività che richiede professionisti in grado di trasferire ai suoni l’identità di un marchio.

Il sound branding costruisce l’identità sonora di un brand. E’ in grado di modellare l’esperienza emotiva associata ad un marchio, definendone i valori, mantenendone il ricordo.

È un mezzo per emozionare, coinvolgere, convincere…è uno strumento di comunicazione potente per trasmettere un messaggio guidato dalla memoria del suono…

Il suono può arrivare a destinazione anche ad occhi chiusi, ecco 10 regole fondamentali

  1. Considerare la musica come parte integrante dell’intera esperienza

    La musica è oggi motivo di eccellenza in molti settori. E’ un importante strumento competitivo per sviluppare e promuovere il processo di brand experience.  L’uso corretto della musica crea un valore aggiunto, aiutando a diversificare il servizio e distinguere il prodotto offerto.

    Non sono più solo i prodotti o servizi che determinano se il consumatore apprezza o no un marchio.

  2. Definire come suona il brand

    In che modo deve suonare il brand? La musica è il linguaggio delle emozioni,  un mezzo per connettere emotivamente clienti, ospiti e consumatori. Qual è il profilo che vogliamo riflettere con la musica?

    Il suono del brand deve mandare un messaggio chiaro e rispecchiare l’esperienza che si vuole creare.

  3. Definire il target d’ascolto

    Può accompagnare un ospite differenziando i diversi ambienti e momenti di un HOTEL, un cliente durante un processo di acquisto oppure può migliorare le prestazioni lavorative dei dipendenti mantenendo l’ambiente più confortevole.

    E’ sempre importante chiedersi per chi e perché viene trasmessa la musica.

  4. Considerare la funzione evocativa della musica

    Se trasmettiamo musica d’ambiente o di sottofondo ci dobbiamo chiedere se è meglio trasmettere musica conosciuta o non conosciuta. La musica conosciuta innesca un processo di memorizzazione, a scapito però dell’attenzione che si dedica al servizio primario.

    Dobbiamo sempre chiederci qual è il nostro obiettivo, quali emozioni vogliamo evocare e con quali associazioni.

  5. La musica giusta al momento giusto

    E’ opportuno distinguere e scandire i diversi ritmi della giornata con una sequenza studiata “ad hoc” oppure è il caso di lasciare costante e lineare la successione di ritmi e suoni?

    E’ necessario definire se il target d’ascolto necessita di una programmazione suddivisa in momenti o se viceversa è importante non alterare mai il mood lasciando un ascolto costante e senza flessioni.

  6. Valutare la possibilità di una brand radio

    Centri commerciali, supermercati ed alcune tipologie di negozi, possono trarre beneficio a trasmettere  spot e jingle migliorando la comunicazione delle offerte e promozioni, di aumentare le vendite giornaliere.

    Progettare una web radio dedicata al brand consente di programmare “ad hoc” messaggi commerciali durante l’intero palinsesto.

  7. Ottimizzare i punti di ascolto

    In che modo viene trasmessa la musica? Quali caratteristiche hanno i diffusori? Il segnale sonoro proviene da una sorgente unica oppure è diversificato? Ogni zona è amplificata in modo indipendente? Ottimizzare l’ascolto aiuta a capire quando un impianto audio è idoneo per una giusta diffusione oppure se è il caso di aggiungere nuovi punti di ascolto, nuove sorgenti o sostituire il materiale obsoleto.

    Avere a disposizione la giusta selezione di musica diventa inutile se l’ascolto non è piacevole.

  8. Ottimizzare il volume

    Il volume troppo alto genera ansia. Se non si riesce a parlare e si blocca la conversazione le persone tendono ad allontanarsi e considerano questo evento in modo modo negativo. Al contrario, il volume è troppo basso causa frustrazione, perché non si comprende quello che viene percepito come uno stimolo sonoroIl livello del volume è soggetto a variazioni più o meno sensibili, spesso relazionabili alla presenza delle persone che generano un rumore di fondo.

    L’attenzione al “giusto volume” è un presupposto necessario a completare le condizioni per un piacevole ascolto.

  9. Richiedere la giusta licenza

    Una particolare attenzione riguarda l’ottimizzazione di costi e benefici per le licenze di diffusione della musica in pubblici esercizi. Siae e Scf non sono più gli unici enti che rilasciano le licenze per la diffusione di musica.
    Esistono nuovi music providers che gestiscono artisti non famosi  e sono un’interessante alternativa per chi vuole trasmettere la musica sconosciuta.

    Questa soluzione, spesso più economica rispetto a quella degli enti tradizionali, è accreditata dalle nuove teorie perché non confonde le idee a ospiti e clienti.

  10. Consultare i professionisti

    La professionalità è una qualità indispensabile. Ogni settore è ricco di figure altamente qualificate, in grado di trovare soluzioni ai problemi oppure ideare nuovi progetti, schemi e modalità di sviluppo.

    Se siete incerti su un argomento così delicato come il sound branding chiamate un professionista, che nella maggior parte dei casi vi farà risparmiare tempo e denaro.

Marco Solforetti

Sound design e musica d’ambiente, nuovi strumenti per l’hotel

Sound Design Four Seasons Atrium Bar

Sono comodamente seduto nello splendido Atrium Bar del Four Seasons di Firenze

Fino a questo momento, da circa due anni, la selezione di musica nel “salotto” del Four Seasons comprendeva brani in stile classic jazz; cantati, strumentali, con riferimenti e rifacimenti di canzoni famose in chiave bossa e new jazz.
Mentre scrivo scorre nell’aria un piacevole sottofondo musicale.

Cambiare radicalmente il mood di un luogo non è facile. Richiede una buone dose di coraggio, oltre che di tempo, ricerca ed inventiva. E tutti gli sforzi dipendono dall’esito della prova finale. La giornata di oggi riguarda proprio questo, un test di prova. Riuscire a rinnovare un ambiente senza cambiarne l’anima e l’identità.

Il design sonoro è dato da un’alchimia di suoni che aiutano a rendere un’esperienza unica

L’alchimia di suoni diffusi in un ambiente, caratterizza l’atmosfera che si crea, togliendo dall’aria un silenzio freddo, asettico…oppure scongiurando sonorità fuori luogo, talvolta imbarazzanti.

L’hotel necessita della massima attenzione durante la ricerca e la selezione di musica

La diversità degli ambienti implica una diversificazione del suono. Dal momento in cui gli ospiti entrano nella hall, a quello in cui scelgono di farsi coccolare nella zona wellness. Oppure durante una cena romantica. Una scelta consapevole della musica da diffondere valorizza ogni singola area dell’hotel, crea coerenza e rafforza l’identità. Orienta l’ospite, ne migliora la permanenza, lo accompagna nei differenti ambienti, ne favorisce i ricordi e le emozioni.

Nella hall percepiamo immediatamente tre dei nostri sensi: vista, olfatto e udito

Se vogliamo attivare un processo di riconoscimento e di memorizzazione, e far rivivere agli ospiti un ricordo, un souvenir emozionale ogni qual volta si ascolterà di nuovo quella canzone, è nella hall che dobbiamo concentrare gli stimoli per favorire un ascolto attivo.

La brand experience è l’alchimia magica che distribuisce i cinque sensi, ogni volta in modo differente a seconda del luogo e del momento

Diversamente, se vogliamo esaltare i deliziosi abbinamenti culinari dello chef, dobbiamo riflettere in modo completamente diverso ed orientarci verso una musica priva di riferimenti mnemonici nella zona ristorante.

Quando è il gusto a far da padrone non deve essere distratto dai suoni.

Se questo avviene, la musica non diventa più un sottofondo, al pari di luci e colori e può compromettere l’intera qualità del servizio.

Valori = Identità = Coerenza

La differenza fra i generi musicali nell’hotel, suddivisi nei vari ambienti, momenti e servizi, deve essere evidente ma rimanere comunque sotto delle condizioni di coerenza durante tutto il processo di sonorizzazione. Altrimenti c’è il rischio che ne vada compromessa la permanenza dell’ospite e con questa la percezione della qualità di tutto il servizio.

Brand importanti come Four Seasons, Starwood, Vibe e soprattutto W, stanno investendo nel sound design e musica d’ambiente, ritenuti come un nuovo valore per gli hotel, un requisito fondamentale dal quale non possiamo più prescindere.

L’ideazione di serate a tema, di brand compilation e playlist che seguono il cliente anche al di fuori degli hotel, e naturalmente la diffusione di musica all’interno delle proprie strutture, vengono affidate a figure professionali ibride, che vestono qualità eterogenee. Professionisti che operano con i suoni in modo consapevole, dentro e fuori l’ambiente e soprattutto addosso al brand. Con un criterio che unisce estro, gusto, inventiva, ma anche e soprattutto conoscenza, competenza, esperienza.

Marco Solforetti

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Dj e sound designer, chi è davvero utile all’azienda?

dj e sound designer

Quale lavoro fai?

Quando alcuni anni fa, a questa domanda rispondevo il disc jockey, mi sentivo spesso replicare: si, ok, ma oltre quello, che lavoro fai ? Nell’immaginario collettivo non era visto come un lavoro. Agli occhi delle nuove generazioni “suonava bene”, faceva scena, era figo; tuttavia, nel mondo del lavoro, quello tradizionale etichettato come “serio”, pronunciare questo termine portava svantaggi e pregiudizi.

In questi anni molte cose sono cambiate

Il fatto che il dj lo si può trovare ad un aperitivo, ad una mostra d’arte, ad un matrimonio, in vetrina di un negozio, ha colmato questo gap generazionale.
D’altro canto, è anche vero che il dj si è evoluto. Molti gruppi si completano con l’inserimento di un dj nel proprio organico. A differenza di molti musicisti, padroni di uno strumento ma legati staticamente alla tradizione, allo stile dello strumento stesso, il dj, quello vero, ascolta continuamente nuove e vecchie canzoni. E’ sempre aperto alle contaminazioni, alle nuove tendenze. Quotidianamente si aggiorna sulle nuove tendenze, ricerca nuovi suoni, nuovi ritmi e nuovi stili.

Quando invece si parla del  sound designer

Se la professione di disc jockey ha pian piano guadagnato rispetto nel mondo del lavoro, mi accorgo che ancor oggi il termine sound designer emana una sorta di misteriosità. Si intuisce il suo ruolo ma non se ne comprendono ancora le caratteristiche specifiche.
La figura del sound designer ha ampliato negli anni le proprie competenze, evolvendosi, uscendo dal limitato campo degli effetti sonori del cinema e ricoprendo ruoli diversi. All’inizio ideatore principalmente di composizioni “ad hoc”, di effetti sonori (cinematografici, televisivi e teatrali), ad oggi il sound designer è colui che unisce le conoscenze di un vasto repertorio musicale a quelle del gusto e del marketing emozionale. Gli competono incarichi importanti come la ricerca, selezione e sonorizzazione di ambienti, la creazione di colonne sonore, jingle pubblicitari, effetti musicali.

Ai fini della consulenza per l’uso professionale e consapevole della musica, a chi dobbiamo rivolgerci?

Di chi ci dobbiamo fidare? Spesso ci troviamo di fronte a venditori di fumo, millantatori che promettono risultati immediati e impossibili, spacciatori di qualche formula magica per incrementare le vendite. Per prima cosa è giusto sapere che i risultati che si ottengono con la musica ed i vantaggi che questa porta all’azienda non sono facilmente quantificabili. La giusta musica crea un valore aggiunto a un brand, un prodotto, un servizio; inoltre migliora la permanenza e favorisce il ritorno di ospiti e clienti.

La figura professionale che si cerca deve avere delle competenze eterogenee, essere aggiornata sulle nuove tendenze, riuscire a dipingere con i suoni l’ambiente, costruire un abito sonoro su misura addosso al brand. Non ci scordiamo che i suoni, in questi casi, investono direttamente i canali emozionali. Stiamo parlando di comunicazione e di marketing emozionale.

Costruire un mood su misura è un compito che richiede, oltre l’ingegno, competenze maturate con l’esperienza

Quale è l’obiettivo? Diffondere musica d’ambiente o ideare il suono di un brand ? Premesso che la prima dovrebbe essere sempre conseguenza della seconda, diffondiamo la musica d’ambiente concentrandoci su una ascolto attivo o passivo? (vedere gli articoli sull’utilizzo di musica conosciuta e sconosciuta).
È un compito che si articola in step differenti e si adatta continuamente, e in modo flessibile, ai cambiamenti strutturali della musica e del target di riferimento.

Un consiglio

In definitiva, il consiglio è sempre quello di verificare l’esperienza di chi abbiamo di fronte, valutando ogni volta le competenze necessarie per soddisfare le necessità aziendali. Chiedendo un test, oppure un periodo  di prova, durante il quale si verifica il servizio e i vantaggi che questo porta.

Un utilizzo errato può portare dei grossi danni nel breve e nel lungo periodo

Come ho scritto in precedenza, quando si decide di utilizzare la musica non possiamo sbagliare, perché questa ha un accesso diretto e privilegiato ai nostri sensi, alle nostre emozioni, ai nostri ricordi

Marco Solforetti

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Four Seasons: musica d’ambiente nel giardino del benessere

 musica d'ambiente nel giardino del benessere

Four Seasons sinonimo di eccellenza

Non è facile svegliarsi alle 8 dopo essere andati a letto alle 6. Talvolta il lavoro manca, altre volte invece ci sono più impegni, tutti ugualmente importanti, che si susseguono con un margine di tempo ridotto. La sveglia suona dopo due ore, due misere ore di sonno. Mi sveglio di soprassalto pensando già alla sera, momento in cui già mi immagino di ritornare nella stessa posizione, felicemente prona. Quando il lavoro chiama devo esser pronto e prepararmi per il meglio. E quando a chiamare è il Four Seasons, la preparazione è ancora maggiore.

Vi ricordate il signor Wolf Wolf di Pulp Fiction?

Avere accanto Arcangelo mi mette sempre una certa tranquillità. Veloce, puntuale, efficiente. Lo chiamo sig. Wolf, il personaggio che in Pulp Fiction riesce a risolvere un problema assai arduo. Non riesco a stargli dietro. E’ molto più alto di me e cammina veloce…ho rinunciato a rincorrerlo. Arriva sempre prima e soprattutto non aspetta. Mi devo occupare solo della musica, al resto ci pensa lui.

Four Seasons ospita”Il Giardino del Benessere

Il Giardino del Benessere è un open day per il corpo e la mente immerso nello splendido  giardino della Gherardesca, messo a disposizione, per l’occasione, di ospiti e clienti esterni.  Fitness, beauty e seminari per una giornata all’insegna del relax, della cura della persona e dell’informazione.

La musica per un evento del genere è di fondamentale importanza

Il lavoro di sonorizzazione era stato organizzato suddividendo il Giardino in varie zone dedicate.  Vari punti di ascolto più una postazione all’accoglienza dei visitatori. Una vera installazione sonora su misura, dove la musica d’ambiente, diffusa nel verde, diventava parte integrante del concetto di benessere. Una mostra d’arte arricchiva l’evento di spessore artistico, con sculture visionarie che stimolavano l’immaginazione di tutti i presenti.

Quando la musica diventa un vero e proprio tappeto sonoro, l’alchimia di suoni accompagna gli ospiti durante tutto il percorso

L’obiettivo che mi ero posto considerava  5 sorgenti indipendenti ed interconesse. Il principio è quello delle connessioni neuronali. Un punto di ascolto confinava necessariamente con un altro. Allontanandoci da un punto ecco che si percepiva l’altro. La miscela di questi suoni permetteva di passare lungo i vari ambienti, ascoltando la miscela di musiche simili ma differenti. Quando in una zona suonava musica minimamente ritmata ecco che nelle zone circostanti vibravano armonie senza ritmo. E viceversa.

MUSICA D'AMBIENTE NEL GIARDINO DEL BENESSERE

Colori, profumi,suoni

L’atmosfera era incantevole. Era un piacere muoversi in mezzo al verde. Osservare le persone. Alcune distese e altre rilassate che camminavano. Grandi e piccini, che incuriositi e compiaciuti facevano tesoro di questa giornata di benessere.

Carlo Collodi parlava del paese dei balocchi, una metafora simpatica, visionaria, surreale…quello era “Il Giardino del Benessere“, realtà nel cuore di Firenze.

Marco Solforetti

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