Music per Hotel: musica vs forchette e tovaglioli

Nel gergo tecnico della ristorazione, e più in generale dell’Hospitality, spese ed investimenti vengono calcolati sul numero di presenze. O almeno, questo è quello che alcuni F&B manager di prestigiosi hotel e ristoranti mi hanno insegnato.

Sulla base di queste nuove informazioni, abbiamo aperto un dialogo sul tema della musica, che proprio in questi ambienti ricopre un ruolo fondamentale.

Quanto influisce la spesa della musica su ogni singolo ospite? Quanto incide su un bilancio di costi\benefici?

Facciamo un calcolo veloce

Non è difficile fare una valutazione. Ipotizzando 30.000 presenze annuali ed un investimento per la musica di 3000 €, il costo è di 0,10 € a persona.

Oppure: 60.000 presenze ed un investimento di 3000 € = 0,05 €. O ancora, nel caso di una catena medio-piccola 15.000 € rapportati a un totale ipotetico di 350.000 presenze danno un costo per persona di 0,042 €.

Ora, è accertato dalle ricerche condotte in ogni parte del mondo che la musica influenza il comportamento, il gusto e le scelte delle persone.

Ed in realtà, influenza anche la produttività, la redditività, i consumi.

Ecco qualche esempio al riguardo.

Il ‘potere’ della musica

Un significativo studio pubblicato da Adrian North dimostra che la musica ‘fa acquistare’ più vino francese o tedesco a seconda che si trasmettano canzoni francesi o tedesche. La musica arriva a favorire la modifica della percezione del gusto del vino da parte delle persone, a seconda del genere e del sound musicale proposto loro.

In due differenti ricerche, Milliman evidenzia i nessi esistenti tra la lentezza dei ritmi musicali proposti ai clienti, e la loro prolungata permanenza negli spazi di un ristorante. Nessi tali da far concludere che il comportamento di consumo del cliente – correlato al maggior tempo trascorso in quegli spazi – è collegato alla sua esperienza acustico-musicale.

Il lavoro sviluppato da Petruzzellis porta avanti un diverso filone: quello della preferibilità o meno di impiegare musica già nota al proprio target. In questo studio si conclude che la musica sconosciuta è preferibile in molti casi, per diverse ragioni: ad esempio, perché non distrae.

Il testo proposto dalla Heart Beat evidenzia il fatto che molte persone tornano meno volentieri e non consiglierebbero un ristorante a causa della musica che non piace o diffusa a volume troppo alto.

Last but not least, il lavoro Liesuk pone le basi di un percorso di ricerca proseguito da molti altri, che analizza il fatto che la musica influisce sulla produttività, sull’umore del personale e quindi sulla qualità del lavoro svolto. Ad esempio, la monotonia delle playlist crea nello staff un senso di disagio, e ciò si ripercuote empaticamente sulla relazione con ospiti e clienti.

Antropologia: la musica influenza i comportamenti e le percezioni

Come ci ricorda il nostro antropologo Leonardo Menegola, influenzando i sensi e le emozioni – il gusto e il piacere, la motivazione e il benessere – la musica influenza il comportamento – quello d’acquisto del cliente, quello di lavoro del collaboratore – ed insieme, conseguentemente, la percezione dell’ambiente, della relazione, del servizio che quelle persone vivono.

Ecco perché parlare di Experience è sempre più inevitabile, ma ancor di più, ecco perché la cura della Experience va perseguita concretamente, va attuata sistematicamente per evitare che la qualità del proprio impegno verso gli ospiti possa essere resa incoerente, quando non inficiata, da una cura dei soundscape che sia meno che perfetta.

Poiché lo stesso caffè servito al tavolo, la stessa identica cena, o ‘semplicemente’ una prima accoglienza possono variare in una scala da zero a 10 grazie alla musica e all’atmosfera che la musica riesce a creare. E la stessa giornata di sole, o la stessa giornata di pioggia, non le possiamo certo cambiare: ma possiamo aiutare le persone a viverle nel proprio benessere, grazie ai suoni e al mood ambientale che questi possono favorire.

Musica d’eccellenza, dunque, per un contesto d’eccellenza: per un buon umore e buone relazioni tra le persone: per offrire offrire a clienti, ospiti e collaboratori buone esperienze, buone sensazioni e buone emozioni.

E allora, quanto vale quella spesa in termini di ritorno dell’ investimento se calcolata su ogni singolo ospite?

Marco Solforetti
Sound Director
www.tailormusic.it

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