Musica e Wellness per Studi Medici

È dimostrato da tempo in letteratura, con ampia abbondanza di dati, che l’efficacia dei servizi e delle cure nei contesti medici e clinici è profondamente influenzata dai suoni e dalla musica che vi si trovano. Sonorità d’ambiente e playlist musicali possono rendere più efficaci sia il luogo che le attività terapeutiche (1).

Ciò è stato provato nei più diversi contesti medici

Ad esempio in pediatria (2), oncologia (3), medicina del dolore (4). Ma ascoltare musica può rafforzare anche il cuore e il sistema cardiovascolare (5). Ambiti medici di estrema delicatezza, come quello del trapianto d’organi (6) integrano l’uso della musica nella presa in carico dei pazienti. Suoni e musica sono sempre più spesso parte integrante di cure mediche efficaci in ambito neurologico (7), psichiatrico (8), odontoiatrico (9). Insomma,

il fatto che la musica allevia la sofferenza ha smesso di essere solo un modo di dire.

Sono due gli approcci generali all’impiego dei suoni e della musica in medicina

Da una parte, vi è la musicoterapia, nella quale la somministrazione è condotta da un professionista specializzato, presente nel setting.

Dall’altra, abbiamo l’impiego ambientale di playlist sonoro-musicali in medicina, noto come music and medicine o music in medicine (10).

La musica assiste medici, staff, e paziente in sala operatoria, dove veicola il focus attentivo dello staff e rafforza l’umore e le emozioni positive (11). È impiegata in medicina forense (12), nei contesti educativi (13), nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare (14), nella malattia cronica e nel fine vita (15), con l’autismo (16), le dipendenze (17), ed in molti altri ambiti ancora (18).

Suoni e musica in medicina supportano il benessere e la salute delle persone

Suoni e musica possono essere impiegati sia a livello psichico-emotivo, come rinforzo affettivo, morale, espressivo, che neurofisiologico, come fattori di stimolazione e attivazione di parametri specifici, che fisico-riabilitativo, come mediatori attivi del recupero e del mantenimento di facoltà e possibilità dei pazienti. Ed il suono e la musica al fianco delle cure mediche hanno un’efficacia tanto maggiore quanto i casi sono più complessi: quando ad esempio il paziente presenta comorbidità, polisintomatologie, compromissioni o invalidità diverse, anche lievi (19).

Si è sempre saputo, in termini di senso comune, che la musica “fa bene”

Ma da diversi decenni ciò è stato sempre più soggetto a validazione medica, ai criteri della ricerca scientifica (20). La bibliografia è ad oggi straordinariamente ampia, ben più vasta dei pochi riferimenti citati qui.

I medici stessi non sono immuni alla musica. Forse inconsapevolmente avvertendo l’influenza che la musica può avere sul benessere, sulla mente e sul corpo, sul sistema immunitario (21), il binomio medico-musica – ad esempio la percentuale di medici che suonano o hanno suonato uno strumento nel corso della loro vita, o che sono amanti della musica -, è di gran lunga superiore al resto della popolazione (22).

La performance degli staff medici è positivamente influenzata da soundscape gestiti professionalmente

La stessa performance degli staff medici, in diversi tipi di prestazioni e contesti, è positivamente influenzata da soundscape sonoro-musicali non lasciati al caso, ma gestiti professionalmente, con progetti ad hoc (23), ed ugualmente lo è la qualità dell’interazione e la relazione con il paziente (24):

meno errori, maggior benessere percepito, compliance, feedback e risposta clinica migliori da parte dei pazienti.

Il suono influenza comportamenti traducendosi in un aumento di efficienza ed efficacia

Insomma, il suono fa succedere cose, influenza comportamenti, vissuti, risposte, traducendosi per tutti i protagonisti, nel contesto delle prestazioni mediche, in un aumento di efficienza ed efficacia. La musica ha ad esempio il potere di “portare lontano” le persone (25).
Alcuni tipi di stimoli musicali sono in grado di distrarre i pazienti da focus critici e frustranti, aiutandoli a dissipare, disgregare la propria attenzione, che viene appunto dispersa a beneficio di un ascolto della musica: un ascolto pur superficiale, ma calibrato in modo funzionale al benessere psico-fisico della persona.

La musica che fa stare meglio

In questo modo, si favorisce l’obiettivo non solo di interrompere una focalizzazione su contenuti di pensiero negativi, ma al contempo, di cominciare gradualmente a sentirsi attivamente meglio. Altri tipi di input musicali consentono di distogliere i pazienti da fattori di interferenza interni all’individuo, ed esterni. Distrarre dalle emozioni e dai pensieri negativi, legati ad esempio all’ansia, alla preoccupazione, alla paura. Distrarre dall’oggettività del contesto medico di cura, con le sue professionalità tecnico-scientifiche, la sua autorevolezza, il senso di soggezione che ancora oggi incute nella maggior parte dei pazienti (26).

La musica fa sopportare sforzi più intensi più a lungo (27), sono dimostrate le sue profonde connessioni con la mente (28), con i ritmi circadiani (29).

La soddisfazione del paziente aumenta in quei contesti medici in cui le cure erogate integrano una ambientazione sonoro-musicale mirata, progettata (30)

Col passare degli anni e l’evolversi delle tecnologie, la diffusione sonoro-musicale in campo medico e curativo ha fatto salti da gigante (31), offrendo un livello sempre maggiore a costi sempre più contenuti, che rendono oggi possibili qualità di eccellenza nella progettazione, nell’intervento e nell’erogazione e fruizione dei servizi.

 

Leonardo Menegola
Wellness Director
Tailor Music

 

Richiedi la bibliografia di riferimento dell’articolo.

Note dell’articolo:

1 (Aletta et al 2018, Dhokai 2017, Mondanaro 2016, Iyendo, Uwajeh e Ikenna 2016, Van Kamp et al 2016, Medvedev, Shepherd e Hautusb 2015, Swedberg Yinger e Gooding 2015, Lee 2014, Seitz 2012, Okcu et al 2011, Hanson-Abromeit e Colwell 2010, Goloff 1981)
2 (Knott et al 2020; Shoemark et al 2018)
3 (Kruse 2003, Bradt et al 2016)
4 (Carrington Reid et al 2008, Guenther et al 2011)
5 (Koelsch e Jäncke 2015, Brady e Dileo 2009, Selle e Silverman 2017)
6 (Hogan e Silverman 2015)
7 (Browning Thompson, Coleman Arnold e Murray 1990, Bradt et al 2010)
8 (Goldberg 1989)
9 (Standley 1986, Torstensen e Brobakk 2016)
10 (Pavlicevic 1997, Daikin e Bunt 2006, White 2000)
11 (Sonke et al 2014)
12 (Dickinson, Odell-Miller e Adlam 2013, Chen et al 2016)
13 (Wilson e Smith 2000)
14 (Wigle Justice 1994)
15 (Bradt e Dileo 2010)
16 (Geretsegger et al 2017)
17 (Silverman 2019)
18 (Pothoulaki 2008, Prensner 2001)
19 (Van Den Bosch et al 2015)
20 (Silverman 2009, Wigram e Dileo 1997, Dileo e Bradt 2005, Dileo 2009)
21 (Kuhn 2002; Bartlett, Kaufman e Smeltekop 1993, Hirokawa et al 2003, McCraty 1996)
22 (Hond 2015)
23 (Preti e Welch 2011, Chaudhury et al 2009, Wilson et al 2016)
24 (Davidson e Faulkner 2009)
25 (Summer 1988)
26 (Kennelly e Bowling 2001)
27 (Beckett 1990)
28 (O’Callaghan et al 2020)
29 (HuXiao et al 2015)
30 (Yinger e Standley 2011, Bliefnicka e Riherd 2019)
31 (Crowe 2004)

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