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Musica per ristoranti: il concetto di Musical Fit

Musica per ristoranti

Musica per ristoranti e Musical Fit

La mente umana per poter riconoscere e apprezzare qualcosa, elabora le informazioni attraverso strutture predefinite. Il nostro modo di comprendere il mondo che ci circonda è possibile grazie a categorie preesistenti nel nostro cervello.

Nella musica, come nella letteratura, cerchiamo a tutti i costi di catalogare ogni brano o opera all’interno di un genere musicale o di una determinata corrente. Quante volte abbiamo sentito dire: mi piace la musica pop e leggo i classici del ‘800? Un connubio casuale quello che ho scelto, al quale la risposta forse sarà stata: mai.

Chi sano di mente accosterebbe la musica pop a un romanzo di O.Wilde?

Ad ogni modo De gustibus.

Ma non è tanto l’accostamento del genere pop al ‘800 che mi interessa approfondire, quanto il grado adattabilità di un brano musicale a una pubblicità video (a prescindere dal genere) o una playlist per un ristorante.

Musical Fit: definizione

La Wilson nella ricerca precedentemente pubblicata sugli effetti della musica per ristoranti cita il concetto di “Musical Fit” che cercherò di analizzare grazie al supporto di altre teorie o modelli psicologici.

Il concetto piuttosto recente fa riferimento alla corrispondenza tra le proprietà di un prodotto, le caratteristiche di un ristorante e la situazione musicale a essi associati, con lo scopo di influenzare la scelta del consumatore.

Musical Fit e Gestalt Psychology

Procediamo per gradi:

  • Gestalt è una parola tedesca che significa “Forma” e che include in sé il concetto di creatività.
  • Secondo Wertheimer le esperienze di cui noi umani siamo consapevoli, sono date dalla percezione del tutto che sicuramente è diversa dai singoli significati che il nostro cervello attribuirebbe a una singola esperienza.

Se per caso mentre siamo al ristorante o in libreria, viene trasmesso un brano musicale che già conosciamo, verranno riportati alla nostra attenzione ricordi, emozioni e sensazioni che cambieranno il nostro modo di agire in quel determinato contesto.

Musical Fit e modello di Kotler

 Kolter pone l’attenzione su:

l’importanza dell’atmosfera nell’influenzare i comportamenti d’acquisto dei consumatori.

E qual è una delle variabili fondamentali indispensabili nella creazione dell’ atmosfera, oserei dire giusta, se ragionata? La Musica

Citando la Wilson:

“La differenza estrema si è palesata tra la condizione di assenza di musica e i cinque stili musicali”

A prescindere dal genere musicale, che necessiterà sicuramente un’ulteriore analisi, la musica, ed è tutto scientificamente dimostrato, aiuta nella creazione di un’atmosfera positiva utile nell’incrementare le vendite e l’immagine del brand.

Modello di Kotler

Assodata l’importanza della musica, ritorniamo a ciò che Kotler afferma a riguardo dell’atmosfera in un esercizio commerciale:

  • genera l’attenzione, ponendo le fondamenta utili nel differenziarsi dai competitors;
  • trasmette un messaggio (se ben studiata) che si fa portavoce dei valori del ristorante;
  • agisce a livello inconscio e (se ben strutturata) contribuisce all’aumento delle vendite.

Le parentesi non sono tuttavia da tralasciare. Anzi.

Parliamo di adattabilità della musica perché il brano o la playlist devono necessariamente, per poter essere efficaci, trasmettere valori in linea con lo stile del ristorante e dell’immagine che i proprietari vogliono trasmettere della propria attività.

Musical Fit in pratica

Credo sia arrivato il momento di farvi vedere una delle pubblicità che ho mostrato durante i focus groups realizzati per il mio lavoro di tesi in Inghilterra.

Riformulo qui l’idea di Musical Fit elaborata da MacInnis e Park (1991) per poi lasciarvi con video e traduzione di una frase della canzone (quella che sentirete).

“ …quando la musica è in linea con il messaggio che la pubblicità o il prodotto vogliono comunicare, si crea una condizione di maggior coinvolgimento. Quando diversi elementi coincidono, si crea un’immagine unitaria che emerge dalla giungla dei possibili significati…”

Video: https://www.youtube.com/watch?v=Ekr05T9Iaio

Soundtrack: Fletwood Mac – Everywhere – Brano molto conosciuto dagli inglesi per il successo riscosso nel 1988. In molti, questo brano genera emozioni positive.

Slogan: Silly stuff matters – Keep on internetting – Le cose stupide contano – Continua a connetterti.

Testo:

Can you hear me calling                                             Riesci a sentirmi?

Out your name                                                              Ti sto chiamando per nome

You know that I’m falling                                            Lo sai che sto cadendo

And I don’t know what to say                                      e che non so cosa dire

…Oh I…                                                                           Oh… vorrei essere con te ovunque

I want to be with you everywhere

Info: Come tutti sappiamo la Tre è una nota compagnia telefonica che ha trasmesso questa pubblicità in UK nel periodo natalizio (2013).

In meno di una settimana ha conquistato circa 2milioni di visualizzazioni su YouTube e riscosso consensi tra la folla.

Il pony ha fatto sorridere gli inglesi solo con il suo moonwalking o per il connubio vincente tra idea, immagini ed emozioni trasmesse e musica?

Io sceglierei la seconda opzione.

Provate a rivedere il video senza audio

Se funziona per un video di 1:10 min, credete non funzioni per playlist di ore e ore per il vostro ristorante, hotel o centro benessere?

Provare per credere.

Stefania Palumbo

Fonti : Atmospherics as a marketing Tool, P.Kotler 1973

http://webspace.ship.edu/cgboer/gestalt.html Gestalt Psychology

http://www.express.co.uk/news/weird/381775/Dance-Pony-Dance-goes-viral-as-moonwalking-  horse-gets-over-a-million-YouTube-hits

Musica per ristoranti: come aumentare il fatturato

Musica per ristoranti

Musica per ristoranti: il genere musicale

Siamo giunti al quarto appuntamento con la musica per ristoranti. Dopo aver analizzato il ritmo che influenza il tempo di permanenza, il volume ottimale di ascolto che influenza la percezione del brand ed il Pad Model sui comportamenti d’acquisto, è il momento di soffermarci più a fondo su che cosa fa aumentare lo scontrino medio che ogni cliente spende.

Stephanie Wilson, Università del South Wales, studia  “Gli effetti della musica, sull’atmosfera percepita e sui comportamenti d’acquisto in un ristorante” (link con il quale potete leggere la traduzione di Stefania Paulmbo) e pone l’attenzione sugli effetti che la musica ha sul comportamento d’acquisto dei clienti in un ristorante.

Il silenzio uccide i clienti

Musica jazz, pop, easy listening e classica sono i generi proposti nell’arco di due settimane. I risultati ci dimostrano come generi musicali differenti hanno effetti diversi sulla quantità di denaro spesa dai clienti.

Una condizione di assenza di musica come variabile di controllo ha evidenziato un aspetto ancor più importante:

il silenzio è ancor più dannoso di una musica errata.

Provate a pensare all’ultima volta che siete entrati in un ristorante, di medio-alta categoria, privo di sottofondo musicale. Non ve lo ricordate vero? A meno che quel giorno non ci sia stato un guasto all’impianto tecnico, è praticamente impossibile incontrare in questa tipologia di ristoranti, un silenzio assordante che mette anche un po’ a disagio. Lo sanno bene nei paesi anglosassoni, che già negli anni 50, con la Muzak,  sonorizzavano perfino gli ascensori.

Migliorare il business e incrementare le vendite attraverso l’uso della musica

Questa serie di articoli e traduzioni, intitolata musica per ristorantiha l’obiettivo di informare i professionisti commerciali che gestiscono le attività ristorative e ricettive sulle ricerche e sugli sviluppi in campo accademico. Quelle che alcuni anni fa erano solamente intuizioni son diventate certezze, dimostrate dai ricercatori e confermate da professionisti, che come me, da molti anni hanno prove empiriche costanti e non soltanto dati e valori ottenuti da “campioni e studi”.

Il luogo comune ripetuto spesso da molti gestori che :

“La musica non è importante, abbiamo altre preoccupazioni a cui pensare e altri progetti sui quali spendere soldi”,

sta pian piano scomparendo dalle considerazioni dei management.

Nel caso di un’enoteca “la musica ha spinto i consumatori ad acquistare vino più costoso” mentre nel caso di una caffetteria hanno scoperto come gli introiti fossero maggiori quando veniva trasmessa musica classica e pop.

Tradotto significa:

se vuoi aumentare il fatturato non puoi non considerare la musica.

La musica influenza la quantità di denaro che i clienti sono disposti a spendere

I clienti sono spinti a spendere più soldi e a trascorrere più tempo in un ristorante quando la musica in un ambiente suscita in loro piacere…

purché sia scelta in modo consapevole, rispecchi dei criteri di coerenza e sia appropriata al contesto.

Nel caso della ricerca presa in considerazione, la musica Jazz è stata associata a un ristorante tranquillo e nello stesso tempo stimolante, caratterizzando la condizione di spesa massima; al contrario dell’easy listening, genere che è stato associato ad un contesto kitsch e di massa, generando la più bassa quantità di denaro che i clienti erano disposti a spendere.

La musica classica e la musica pop hanno generato risultati intermedi come volume di vendita e fatturato.

Solamente l’assenza di musica ha prodotto risultati più scarsi in termini di fatturato

L’assenza di musica è la condizione che ha creato il peggior risultato, sia sull’atmosfera trasmessa, e quindi sulla percezione di stimoli positivi, che sulla quantità di soldi che i clienti erano disposti a spendere.

La musica classica non è stata considerata appropriata e coerente con l’ambiente circostante da un grande fetta di clienti, che oltre che spendere meno rispetto alla condizione con musica jazz, hanno preferito lasciare il ristorante in orario anticipato alla chiusura. Pochi clienti si trattenevano nel ristorante dopo le 23 e un numero maggiore di persone abbandonavano il ristorante in prima serata.

La mancanza di coerenza tra la musica classica e i connotati del ristorante ha portato i clienti a diminuire il loro tempo di permanenza, anticipare il congedo e di conseguenza spendere meno in cibo e bevande alcoliche.

Il grado di adeguatezza tra la musica e il ristorante ha un effetto su numerosi fattori che sono direttamente collegati con l’incrementare del business e delle vendite:  lo stile di musica trasmesso implica una relazione significativa con le risposte dei clienti in merito alla qualità del servizio e delle valutazioni nei riguardi dell’atmosfera.

Obiettivi e strategie

In generale, la musica per ristoranti, quando segue un obiettivo strategico ed una strategia sonora su misura, può essere usata dai management della ristorazione per creare un’atmosfera specifica che contraddistingue l’ambiente e lo differenzia dai competitors.

Al contrario, una scelta sbagliata al caso o alle mani inesperte di non professionisti, si traduce in un danno immediato e spesso anche permanente, diminuendo la spesa media dei clienti e non favorendo il loro ritorno.

Marco Solforetti

 

 

 

 

Musica per ristoranti: come far rimanere i clienti più a lungo

Musica per ristoranti

Musica per ristoranti: il ritmo

Non poteva mancare un approfondimento con Milliman, uno dei pionieri che ha studiato l’effetto  della musica per ristoranti. Dopo aver analizzato il volume ottimale di ascolto, elemento fondamentale che crea l’atmosfera e che influenza la percezione del brand, è il momento di soffermarci più a fondo su che cosa incanta le persone durante la permanenza in un ristorante, e in che modo.

Effetti della musica di sottofondo sui clienti dei ristoranti

È stato scoperto che le variazioni del tempo e del ritmo durante la diffusione di musica possono influenzare il periodo di permanenza all’interno di un ristorante e più in generale la dimensione degli acquisti.
In particolare:

nelle decisioni di acquisto, i consumatori vengono influenzati da numerosi fattori che si discostano dal prodotto o dal servizio offerto. L’ atmosfera che si percepisce in un determinato ambiente è l’elemento che modella, in modo emozionale, le decisioni d’acquisto e che influisce su tali decisioni più del prodotto stesso.

Una delle variabile che più di ogni altra plasma l’atmosfera e favorisce l’emozionalità è la Musica, che varia secondo il volume (alto o basso), il ritmo (veloce o lento), il genere (jazz, pop, classica…).

Le persone preferiscono la musica al silenzio

La musica interviene in modo positivo sull’umore delle persone. Lo dimostrano tutti gli studi in materia, che demonizzano l’assenza di musica come un fattore deleterio e peggiore di tutte le altre condizioni. Volume, genere, ritmo e stile, passano in secondo piano rispetto alla mancanza di un sottofondo musicale che accompagna un ospite o un cliente durante il passaggio o la permanenza in un luogo.

Ritmo Lento = Clienti più Rilassati

Questa equazione significa che le persone rimangono più a lungo e più volentieri in un determinato ambiente quando il ritmo è lento.

Di conseguenza:

il tempo di permanenza si traduce in volumi di vendite maggiori.

I risultati delle ricerche sull’influenza del ritmo in un’esperienza di acquisto coincidono sia nel caso di un centro commerciale affollato, che di un ristorante di qualità.

A meno che non si gestisca un fast food la rilassatezza è fondamentale

La musica di sottofondo influenza la velocità dei clienti durante un pranzo o una cena ed il tempo di rotazione dei tavoli. Potrebbe sembrare un controsenso, ma maggiore è il tempo di permanenza ad un tavolo e maggiore è la possibilità di consumo di cibo e bevande e del ritorno del cliente (fidelizzazione).

Perché la musica di sottofondo:

  • è una variabile ambientale che contraddistingue l’atmosfera del ristorante
  • crea un ambiente più rilassato che stimola il consumo di cibo e bevande
  • crea le condizioni che le persone si aspettano in un ristorante di qualità
  • favorisce feedback positivi e il passaparola

Il sottofondo musicale lento stimola un consumo maggiore di cibo e bevande e favorisce il ritorno dei clienti

Lento non significa privo di energia

Attenzione a non cadere in trappola. Troppo spesso sento associare alla definizione di ritmo lento caratteristiche di tutt’altro genere. Invece un ritmo lento può essere pieno di vigore, acceso, frizzante, positivo, allegro. Esistono canzoni veloci malinconiche, tristi, da taglio di vene e brani lenti vibranti e pieni di energia.

Obiettivi e strategie

Come sempre evidenzio il fatto che:

la musica deve seguire una scelta consapevole, dettata da strategie che vengono messe in atto dopo, e solo dopo, aver definito gli obiettivi.

La scelta consapevole della musica per ristoranti permette di migliorare il proprio business, in termini di fatturato, di qualità del servizio, di feedback positivi ricevuti. Apre la possibilità di seguire i propri clienti al di fuori del punto vendita e di favorire il loro ritorno…purché ci sia un professionista che mostri la via maestra da seguire e che conduca alla meta.

Marco Solforetti

Musica per ristoranti: la variabile musica nei comportamenti d’acquisto

variabile musica

Musica per ristoranti: l’atmosfera

Siamo giunti al secondo capitolo di questa rubrica che approfondisce l’argomento musica per ristoranti.

Avete mai sentito parlare di Marketing Mix? Le 4 famose variabili Price, Place, Product e Pomotion che permettono alle imprese, ai brand, ai locali di raggiungere i loro obiettivi. Ma sono ancora queste, le 4 e uniche variabili necessarie per distinguersi dalla massa?

La variabile musica nel processo di distinzione

Nella jungla dei brand, si distinguono quelli con un’anima. Bisogna raccontare una storia al fine di provocare emozioni. In fondo è questo ciò che vogliamo. Acquistare in un negozio, consumare un pasto in un ristorante, sono azioni immerse in un’atmosfera che influisce senza che noi ce ne rendiamo conto. Colori, odori e nel nostro campo la musica sono, dunque, le nuove variabili da aggiungere al tanto blasonato Marketing Mix. Allontanarsi dalle classiche formule che per anni hanno influenzato il mercato è segno distintivo di chi, negozio o locale, voglia distinguersi dai competitori.

La variabile musica nel Sonic Branding

Quindi ricapitolando, il vecchio Marketing Mix è ormai retrò, perché se avessi detto vintage, sarebbe stato di moda. Potremmo parlare di 4Es e di quanto, a mio modesto parere, Jakob Lusenski abbia rivoluzionato il mondo del Sonic Branding e il mio.

Ma facciamo un passo indietro al 1974. Io non c’ero, ma Mehrabian, Russel e la psicologia ambientale sì. Milliman e il suo studio riguardante gli effetti della musica sull’atmosfera si basa sul PAD Model che analizzeremo di seguito.

Date un’occhiata all’articolo di Milliman di cui vi parlavo qui: http://www.marcosolforetti.com/about-music/influenza-della-musica-di-sottofondo-nei-ristoranti/

Pleasure, Arousal, Dominance sono valori che creano un’atmosfera favorevole per i consumatori. Pleasure come piacere che il consumatore prova nei confronti di un prodotto o servizio. Arousal come  risposta positiva in seguito a uno stimolo, nel nostro caso un bicchiere di vino accompagnato da buona musica. Dominance come l’influenza positiva sul consumatore. Perché Milliman dunque analizza la variabile musica in rapporto a questo modello antico e a prima vista sconnesso dal soundscape?

Come applicare il PAD Model alla musica per ristoranti

I valori di Pleasure Arousal e Dominance possono essere analizzati in relazione a:

  • aumento del tempo speso all’interno del ristorante o del negozio
  • diminuizione del tempo speso in-store
  • maggiore quantità di cibo o indumenti acquistati
  • maggiore quantità di alcool consumata

Lo studio di Milliman ci ha fornito i dati necessari per affermare che:

Con il sottofondo musicale lento i clienti sono rimasti più a lungo, hanno consumato all’incirca la stessa quantità di cibo, ma un numero di bevande alcoliche superiore alla media… e che la lentezza o la fluidità della musica di sottofondo abbia creato un ambiente più rilassato e una maggiore condizione di avvicinamento.

L’atmosfera è costituita da elementi come la luminosità, le dimensioni, la forma, il volume, il tono, l’aroma, la freschezza, la mitezza, la fluidità e la temperatura.

Volume e tono, i musicisti e i sound designer sanno che c’è molto altro dietro, sono gli elementi fondamentali della musica.

Variabile musica e l’effetto sui comportamenti d’acquisto

Numerose sono le ricerche e le indagini che ci portano a un’unica conclusione: la musica gioca un ruolo importante sull’atmosfera e sui comportamenti d’acquisto. In quanto variabile, la musica deve essere controllata, monitorata e utilizzata con criterio.

Concludendo studi comprovati, risalenti a 40-50 anni fa, avevano già unito psicologia ambientale, marketing, musicologia e semiotica per suggerire a noi, di indagare sul grande potere che la musica crea sui processi di mercato e per permettere ai brand, di avvalersi di sound designer in grado di sviluppare un’identità che sia sonora oltre che visiva.

Stefania Palumbo

Musica per ristoranti: l’importanza del volume di ascolto

musica per ristoranti

Musica per ristoranti: il volume di ascolto

Che cosa è veramente importante riguardo la diffusione di musica per ristoranti ? Il ritmo, lo stile, il genere? La presenza nella playlist di musica conosciuta o sconosciuta? Che cosa determina la buona riuscita di un ascolto perfetto?

La tendenza, da molti anni all’estero e da alcuni anni in Italia, verso la sonorizzazione degli ambienti è ormai irreversibile.
Se pensiamo che in Usa, la diffusione di musica risale agli anni 50 e comprendeva perfino gli ascensori (Muzak), in Italia questo fenomeno è di recente collocazione temporale.
Non è che prima non ci fosse la musica, ma sicuramente non le veniva attribuita la giusta attenzione.

Le ricerche universitarie sono spesso motivo di cambiamento

Se lo dicono i professori universitari allora deve essere vero. L’università di Montreal ha condotto uno studio che dice che diffondere musica sconosciuta non distrae e quindi è migliore di quella conosciuta durante un processo d’acquisto. Poi arriva uno studio dell’Università di Londra che afferma il contrario.

Chi ha ragione? E per quale motivo i risultati sono così contrastanti?

In primo luogo bisogna farsi alcune domande e indagare più a fondo. Chi conduce la ricerca? Per quale motivo è stata fatta? Ci sono enti privati o aziende che la finanziano?

Un fatto è certo: dal momento che le ricerche esistono, si può aprire un dibattito che fino a quel momento era inesistente. C’è il detto che sostiente: bene o male, l’importante è che se ne parli.

La musica è emozione, suggestione, ricordo

Le nuove tendenze di marketing e comunicazione, si sviluppano sul concetto di esperienza che coinvolge i nostri sensi. Sensoriale, emozionale, esperienziale, neuromarketing. Questi sono i nuovi vocaboli che si affiancano al concetto di marketing moderno.

La musica aiuta, e non poco, a stimolare l’emozionalità delle persone, a creare un’esperienza memorabile, a favorire un ricordo pieno di connotazioni positive.

Quando la musica per ristoranti diventa parte di un progetto consapevole?

Invertiamo la domanda: che cosa succede quando la musica è lasciata al caso o alla scelta di persone sbagliate?
Per prima cosa viene penalizzato il servizio, l’idea di un prodotto, o peggio ancora l’intera immagine del brand. Talvolta crea ansia, disagio, incoerenza fra il nostro mondo interiore e “mondo” circostante. È una delle cause che contribuiscono a rompere un equilibrio, e quindi un ambiente favorevole e ottimale.

Un ristorante a lume di candela non può avere una diffusione di rock progressivo e neppure di musica techno

A parte alcuni contrasti volutamente forzati, studiati appunto perchè parte di un progetto iniziale, la musica deve trasmettere in primo luogo un concetto di coerenza.

In uno studio del prof. Rohrmann mi ha colpito molto il fatto che le persone non danno molta importanza alla qualità della musica diffusa. Spesso perché non ci prestano attenzione, e sul momento dell’intervista preferiscono rispondere in modo vago. Però la maggior parte sostiene che sicuramente un ristorante è migliore con la musica di sottofondo. Anche quando il volume supera la soglia ottimale di ascolto.

Sapete quando le persone spesso si accorgono della musica?

Quando ci sono degli sbalzi di volume, oppure cambi repentini di ritmo, oppure quando viene premuto il tasto stop e si interrompe all’improvviso. È come se qualcuno all’improvviso spengesse la luce. Ecco che tutti si accorgono che qualcosa di importante viene a mancare. Ecco che in molti casi la musica viene in aiuto per rompere un silenzio assordante.

Dedico molta attenzione ai volumi e a spiegare ai clienti i criteri con i quali si raggiunge un ascolto ottimale. In un ristorante lo si raggiunge più facilmente rispetto che in altri luoghi. Le conversazioni sono di volume moderato, i rumori di fondo sono bassi.

Il volume ottimale

Il volume ottimale è quando riusciamo a parlare con la persona al tavolo di fronte senza urlare, senza riuscire a sentire le conversazioni dei tavoli vicini e nello stesso tempo sentire chiaramente la musica diffusa e non un fastidioso brusio. Questo è il volume ottimale.

Naturalmente, più il ristorante è pieno e più la sommatoria dei “rumori di fondo” contribuirà a cambiare l’intensità del volume di ascolto.

Ci vuole attenzione, dedizione, passione

Quando il cibo è eccellente e il servizio in sala è impeccabile sono i dettagli che fanno la differenza. L’atmosfera che si ode e si respira. I particolari. Vale un intero servizio. È in gioco l’immagine del locale.

Oggi non siamo più abituati a concepire il silenzio. Sarebbe come rimanere al buio.

Marco Solforetti

Musica di sottofondo per librerie: La Feltrinelli

Musica di sottofondo "La Feltrinelli"

La musica di sottofondo è un elemento fondamentale nel processo di brand experience.
È la punta di un iceberg che irradia con le proprie vibrazioni tutto l’ambiente circostante caratterizzandolo di connotati emozionali.

Come luci, profumi e arredi, la musica di sottofondo deve seguire lo stile del luogo nel quale viene diffusa, esaltandolo unitamente ai valori del brand.

Libreria “La Feltrinelli”

Entro spesso nelle librerie “La Feltrinelli“.
Guardo, consulto, leggo, mi lascio trasportare incuriosito dalle voglie di sapere del momento che emergono dagli scaffali. Compro. E ascolto.
Se non ascolto, o cerco di non ascoltare, trascorro ore in un luogo per me senza tempo e mi rilasso. Se invece ascolto, dopo un po’ mi innervosisco perché la musica sembra figlia di nessuno, forse compro un paio di libri appena ed esco.

Mi chiedo: perché?

La selezione di musica non segue nessuna logica e la musica di sottofondo dà profondi sintomi di incoerenza.  La Feltrinelli è sinonimo di cultura e, oltre che la vendita e distribuzione di libri, persegue questi obiettivi con edizioni bibliografiche, discografiche, televisione (la effe) e radio (Radio Feltrinelli).

Colpa del management?

Ci sono tre possibilità per motivare questa incoerenza sonora nella diffusione di musica di sottofondo:

  • il management non conosce i principi del sound branding;
  • il management conosce i principi del sound branding ma non li applica;
  • il management conosce i principi del sound branding e cerca di applicarli ma non effettua controlli sui singoli punti vendita.

Considerato il fatto che ci sono spesso momenti musicali importanti all’interno delle librerie (dove ho incontrato perfino Stefano Bollani e Petra Magoni), direi che il management conosce in parte i principi del sound branding, ma non ha nessun professionista che li applica nel modo giusto. Non effettua i controlli necessari e di conseguenza non ottiene i feedback indispensabili per raggiungere la playlist ottimale.

Come si crea una playlist per “La Feltrinelli” ?

Il procedimento per creare una playlist di valore è sempre lo stesso e come per altri brand vale anche per “La Feltrinelli”.

In primo luogo si devono identificare i valori del brand da trasmettere per poi tradurli con la musica e integrarli nell’intera esperienza d’acquisto.

Il ruolo della musica deve essere rivalutato al fine di diventare parte del progetto di marketing e comunicazione

Con questa concezione olistica sul ruolo che le compete, la musica diventa un elemento carico di valore emozionale indispensabile e strategicamente utile anche nel follow-up con i clienti.

Definiti questi passaggi fondamentali di sound branding e di strategia sonora si passa alla parte esecutiva specifica del sound design: si traducono i valori del brand con i suoni.
Suoni, ritmi e stili sono gli ingredienti disposizione del sound designer per caratterizzare in modo unico come suona un brand.

Infine, si creano i presupposti per la diffusione ottimale della musica di sottofondo nei punti vendita e nei punti di interesse:  qualità del segnale audio, qualità dell’ascolto, disposizione dei punti di ascolto, volume.
Sono tutte caratteristiche tecniche che richiedono standard di qualità elevate affinché tutto il processo sia eseguito a regola d’arte.

L’uso scorretto della musica di sottofondo crea fastidio, ansia e tutto il servizio ne viene compromesso

Quando la scelta della musica di sottofondo non è appropriata le persone percepiscono questo disagio, acquistano meno, se ne vanno e tornano più difficilmente.

L’uso scorretto della musica di sottofondo allontana i clienti

Con una concorrenza spietata come quella di Amazon, che offre libri a prezzi sempre più bassi e con un servizio clienti devastante, la musica di sottofondo deve creare un vantaggio competitivo e non essere un elemento penalizzante. Per questo motivo ci deve essere un professionista che pianifica una strategia, la concretizza ed esegue i controlli necessari per ottimizzare tutto il processo.

La punta dell’iceberg

Riassumendo, la musica di sottofondo è la punta di un iceberg, la messa in opera sul posto di un processo delicato chiamato sound branding.
Nella prima fase del sound branding progettiamo il suono di un brand, definendone gli obiettivi e le linee guida. Dopo questa fase iniziale della definizione degli obiettivi e della strategia da seguire un professionista del sound design realizza il progetto.
È un’attività complessa che richiede molta esperienza, capacità di critica, creatività, cultura musicale e una buona dose pensiero laterale laddove le soluzioni non siano scontate.

Esperienza personale

Nella mia lunga esperienza ho visto e ascoltato capolavori eseguiti con la musica. Così come ho sentito disastri. Nel primo caso ci vuole una buona dose di talento, oltre che cultura ed esperienza. Nel secondo caso, per evitare i disastri, oltre che cultura ed esperienza ci vuole buon senso.

Chiedere consigli, seguire persone che prima di noi hanno svolto lavori simili, studiare nuove ricerche esistenti e provare ad applicarle sul campo; ricercare i feedback necessari per prove empiriche che di volta in volta variano in funzione del nostro singolo caso.

Ogni brand ha il proprio suono e necessita di sonorità differenti.

 

Sound design e musica d’ambiente

Sound design e musica d'ambiente

Pochi sono a conoscenza che un uso sbagliato della musica causa una percezione negativa di un ambiente e di un servizio

Dopo anni di studi, ricerche e conferme sul sound design e la musica d’ambiente, siamo ancora a parlare di come, quando e quanto, l’utilizzo dei suoni possa alterare la percezione di un determinato ambiente, modificandola.

La musica non è più un complemento d’arredo

Se la musica non è più solamente di sottofondo, non è più solo complemento di arredo peculiare della Muzak, diventa necessariamente utile conoscere informazioni utili sull’ uso consapevole dei suoni. Non solo per avere un vantaggio, un valore aggiunto, ma anche, e soprattutto, per non influenzare negativamente il proprio servizio, il proprio prodotto. Per non indebolire la propria immagine con stimoli emozionali che non trasmettono coerenza.
E quindi negativi.

Ogni ambiente necessita di sonorità differenti che differiscono per ritmo e stile

Da questo presupposto si deve partire il sound design, il processo che  garantisce la corretta e consapevole diffusione di musica.  Oggi, più che mai, la musica diventa parte integrante del processo di vendita e dei servizi connessi. Un processo di vendita inteso nel concetto più ampio di un servizio, di un prodotto, ancor di più della propria immagine.

Talvolta ospiti e clienti non tornano anche a causa della musica: crea ansia e disagio

Se da un lato la musica d’ambiente sta assumendo un ruolo attivo rompendo il silenzio nella quotidianità degli esercizi pubblici, commerciali e ricettivi, dall’ altro sta subendo un’azione prepotente dalle nuove forme di ascolto, che continuamente, propongono playlist e palinsesti discutibili, in luoghi, momenti e volumi d’ascolto discutibili.

Di playlist in giro ce ne sono migliaia

Se da una parte, piattaforme come SpotifyDeezer, Apple Music e le radio dedicate di iTunes hanno svegliato oblii…da un’altra hanno creato alibi preoccupanti, alimentati dalla convinzione che, se in una playlist offerta c’è scritto ” relax”, di musica rilassante si tratti! Oppure, se una playlist grida classic jazz….di questo stiamo parlando.

Il sound design è un processo articolato e complesso

Succede che qualcuno è convinto di comprare un Rolex e invece ignaro prende una patacca. Oppure uno zircone al posto di un diamante. Così accade anche con la musica. Molte playlist titolano il contenuto taggandolo con la moda del momento, tanto poi chi verifica la coerenza di tale insieme di brani?

Compito del sound design è proprio quello di creare un abito su misura per ogni momento, contesto, ambiente, circostanza. Solo in questo modo la musica diffusa risulterà corrispondente con i valori che si vogliono trasmettere. Il messaggio risulterà coerente, pronto a trasmettere emozioni e ricordi, adatto a rafforzare l’immagine del brand e favorevole a esaltare il servizio offerto.

 

 Marco Solforetti

http://www.marcosolforetti.com/about-me/
http://www.tailormusic.it/ambient-sound-design/

Social Media Sound: quando la musica diventa social marketing

social media sound

Che cos’ è il Social Media Sound ?

Social Media Sound è uno strumento di sound branding che sfrutta il potere evocativo dei suoni e la viralità dei social media. Innovativo, moderno, veloce, estremamente potente, si integra perfettamente nelle strategie di social media marketingcomunicazione e promozione del brand.

Ogni azienda di un certo valore oggi è presente sui social e possiede un dominio che ospita il proprio sito. Ma quante di queste aziende utilizzano la musica in modo consapevole? Quante producono “valore” con i suoni?

Prima ancora del prodotto, o del servizio, si vende l’emozione del prodotto o del servizio stesso

Esaltare il valore emozionale dei suoni all’interno dei nuovi canali di comunicazione è l’obiettivo prefisso. Con la musica possiamo evocare ricordi e produrne di nuovi.

La possibilità di creare valore è fondamentale in ambito social:

  • promuove eventi a tema favorendone la comunicazione e  condivisione
  • crea valore e stimola una call to action in una campagna di lead generation, facebook ads, o mailing
  • sostituisce la brand compilation per seguire ospiti e clienti al di fuori della struttura ospitante, punti vendita e showroom

Perché il social media sound è utile sia alle piccole che alle grandi realtà?

L’ emozione è uno stato mentale coinvolto in modo diretto quando si parla di musica. Il potere dei suoni diventa uno strumento importante in una strategia moderna di social marketing, , purché adoperato in modo corretto e consapevole.

Quando è utile?

Ricordare i momenti di un’esperienza significa dare a ospiti e clienti la possibilità di richiamare frammenti della propria storia: chi non vorrebbe rivivere i momenti di una vacanza da sogno ricordando quelle emozioni rievocate durante l’ascolto?

Quali sono i canali da utilizzare ?

Il concetto di condivisione e di viralità amplificano quello di emozionalità.

Portare momenti emozionali al di fuori della struttura ospitante, o del punto vendita, amplifica la percezione dei valori del brand, rafforzandone l’immagine e l’identità. Le persone possono seguire il brand sui social. Saranno loro stesse a scegliere quando, dove e come rievocare momentiricordi.

 In che modo possiamo iniziare un progetto di social media sound?

In primis dobbiamo identificare quali sono i valori da tradurre con il linguaggio dei suoni e della musica. Dopo di che chiederci che cosa vogliamo trasmettere e fare una corretta analisi degli obiettivi da raggiungere:

  • promuovere un evento?
  • promuovere una pagina social?
  • raggiungere nuovi fans con un’ads su Facebook?
  • contattare i vecchi clienti della mailing list?

Oppure vogliamo fare in modo che tutti i clienti continuino a seguirci non appena escono dal punto vendita o dalla struttura ospitante?

Quali sono i professionisti da contattare ?

Gli esperti di comunicazione hanno uno strumento nuovo a disposizione.

A patto che un professionista crei  le basi con cui lavorare: un messaggio carico di suggestione. Un omaggio da ascoltare dedicato al proprio pubblico, un souvenir emozionale.

Un professionista che crei i presupposti fondamentali: playlist create “ad hoc” esclusive del brand.

Solamente se ci sono queste premesse, le pubblicazioni danno vita alla condivisione e di fatto, aiutano la promozione di un evento, raggiungono nuovi fan, rafforzano campagne pubblicitarie, creano valore in una mailing, stimolano una “call to action…seguono ospiti e clienti emozionandoli ad ogni ascolto.

Non è più possibile vendere, prodotti o servizi, facendo a meno delle emozioni.
Parliamo alle persone e non più ai consumatori.

Marco Solforetti

Social Media Sound: quando la musica rievoca emozioni e ricordi

social media sound

Social Media Sound è un concetto che unisce il potere emozionale dei suoni con quello virale della condivisione

La possibilità di mostrare e condividere i contenuti è uno dei presupposti sui quali si basano le strategie di social media marketing.

Ogni azienda di un certo valore oggi è presente sui social e possiede un dominio che ospita il proprio sito. Ma quante di queste aziende utilizzano la musica all’interno delle proprie piattaforme in modo consapevole?

Prima ancora del prodotto, o del servizio, si vende l’emozione del prodotto o del servizio stesso

Tutti i brand diffondono musica all’interno dei propri spazi, fisici e virtuali, ma quanti di questi hanno studiato quando, dove, come e perché diffonderla?

È vero che In principio ci fu il suono, ma oggi siamo invasi di musica, suoni e rumori. Ovunque e a tutte le ore. Inutile dire che di musica ce n’è in abbondanza, tanto che a volte imploriamo il silenzio.

Implorare il silenzio significa non aver pianificato nessun processo di sonorizzazione. Vuol dire che i presupposti sui quali si fonda il sound branding non sono stati considerati:

  • in che modo la musica può aggiungere valore alle moderne strategie di marketing
  • come integrare il sound branding  con le strategie di comunicazione e promozione mirate ai social
  • come esaltare il valore emozionale dei suoni all’interno dei nuovi canali di comunicazione
  • quali sono i presupposti del social media marketing

La musica è emozione

L’emozione è immediatamente chiamata in causa,  in modo diretto, quando si parla di musica. Ecco che se ben adoperato, il potere dei suoni diventa uno strumento importante in una strategia moderna di social marketing. Il concetto di condivisione e di viralità amplificano quello di emozionalità.
Ricordare a un ospite, o  cliente, i momenti di un’esperienza positiva (permanenza o acquisto), significa dare la possibilità di rievocare frammenti della propria storia:

chi non vorrebbe rivivere i momenti di una vacanza da sogno ricordando quelle emozioni durante un ascolto?

Social Media Sound

Se fino a pochi anni fa alcuni brand investivano qualche migliaia di euro per stampare una brand compilation, (che in alcuni casi rimane uno strumento ancora valido di promozione e comunicazione proprio perché “fisico”), oggi è possibile ottimizzare il concetto di:

portare i valori del brand al di fuori della struttura ospitante o del punto vendita. Le persone hanno la possibilità di scegliere quando, dove e come seguire il brand sui social. E rievocare il proprio ricordo.

Una storia da ricordare

Gli esperti di comunicazione hanno un nuovo strumento  a disposizione.
Un messaggio carico di emozione. Un omaggio da ascoltare dedicato al proprio pubblico.

La creazione, pubblicazione e condivisione di playlist esclusive del brand possono aiutare a promuovere un evento, rafforzare campagne pubblicitarie, creare valore nelle mailing list, stimolare call to action…seguire ospiti e clienti al di fuori delle strutture ospitanti e dei punti vendita emozionandoli ad ogni ascolto.

Non è più possibile promuovere servizi, vendere prodotti, migliorare l’immagine senza tener conto delle emozioni…parliamo alle persone, non più ai consumatori!

Marco Solforetti

Sound Branding : come costruire il suono del brand

Sound Branding

Ogni marca ha una propria identità visiva, mentre gli altri sensi raramente fanno parte dell’identità del brand

La maggior parte delle organizzazioni hanno fatto affidamento quasi esclusivamente al senso della vista per comunicare chi sono, cosa fanno e perché sono importanti.

Eppure il suono ha un potenziale indiscutibile nella creazione di impressioni. Ha la capacità di trasmettere valore e rafforzare la reputazione del marchio. Alcuni brands lungimiranti stanno recuperando questo gap. Il suono ha un collegamento diretto sia alla parte razionale che emozionale del nostro cervello.

Siamo esposti a centinaia (a volte migliaia) di suoni ogni giorno

Consideriamo non il caso isolato ma l’effetto cumulativo: il suono di un clacson irrita, mentre il suono del mare calma e rilassa. Il nostro cervello li vaglia tutti e seleziona quelli che meritano una risposta, quelli che sono collegati ad una sensazione, emozione, prestazione oppure quelli che sono di vitale importanza per la nostra sopravvivenza.
Molti suoni condizionano i nostri sentimenti, pensieri, azioni e parole. Agiscono come un filtro attraverso cui sperimentiamo e comprendiamo il mondo.

L’opportunità che offre il corretto processo di sound branding è quella di collegare i valori e l’identità del marchio attraverso l’uso intenzionale di musica, suoni, voce, silenzio

L’audio identity tiene conto della totalità di suoni e offre un approccio sistemico, anziché soggettivo, che assicura che il marchio venga percepito nel modo in cui lo si desidera

Molti comprendono già la musica come strumento di vendita. Nel 1998, Adrian North, David Hargreaves e Jennifer McKendrick eseguivano un test in un negozio di vini britannico per determinare il ruolo della musica di sottofondo nelle decisioni di acquisto in un punto vendita. Lo stesso team ha anche scoperto che i clienti possono tollerare lunghi tempi di attesa (sia sul telefono che nel mondo reale), se e quando la musica di sottofondo è piacevole e si adatta alle nostre aspettative.

La musica può anche fare miracoli nella pubblicità

McDonald “I’m lovin ‘it”  è un audio logo riconoscibile dal 93% delle persone.  È l’apice di una campagna globale che ha visto un significativo aumento nelle vendite dal lancio della campagna.

“…quello che abbiamo aumentato notevolmente è l’efficacia della pubblicità … quando si aumenta la pertinenza, questa si attacca nella mente delle persone…”

dice Larry Luce, responsabile marketing di McDonald.

Ci si potrebbe aspettare che le agenzie di pubblicità e i dipartimenti  di marketing non industriale sviluppino le iniziative di branding sonoro per la progettazione o lo sviluppo dei prodotti. Ma c’è una differenza evidente tra la pubblicità ed il suono e non tutte le aziende hanno l’abilità di marketing di McDonald. Non tutto dipende dalla pubblicità per far crescere le relazioni con i clienti; in molti casi sono i prodotti stessi che definiscono il rapporto con le persone. Ecco che entrano in gioco altri ruoli.

Le aziende che estendono la loro identità sonora a prodotti, servizi e promozioni hanno più modi per far crescere il valore del marchio

Esistono due approcci per costruire un’identità sonora

  • Il primo approccio si basa sul sound branding promozionale, che mira a collegare il suono dei punti esistenti alla marca, di solito con un logo audio o marchio identificativo sonoro di qualche tipo, e lo esterna ovunque l’azienda riesca a comunicare. Ad esempio, se si sta facendo pubblicità tramite mezzi tradizionali o esperienziali, oppure se l’azienda si sta collegando con i clienti ad eventi o negli spazi di vendita, oppure se la società dispone di un numero di un call center.
    Ogni punto di contatto rafforza o indebolisce la percezione della vostra azienda.
    Il sound branding  promozionale è meno complicato da definire perché intacca solo la superficie. Funziona in modo subcosciente, poiché le persone non hanno bisogno di prestare attenzione per notarlo e arriva laddove le immagini non possono arrivare.
  • Il secondo approccio che utilizza anche la  psicoacustica, collega il suono al cervello per influenzare le nostre emozioni e cambiare i nostri comportamenti. Se ben progettato, il branding audio è una parte fondamentale dell’esperienza che abbiamo con i prodotti di uso quotidiano, dai computer ai cellulari, ai bancomat…oppure si lega agli spazi pubblici occupati. Viceversa, se non attentamente orchestrato, il suono diventa disordine irrilevante nella mente dei consumatori. Sebbene il secondo approccio sia decisamente più impegnativo del primo, i vantaggi possono essere notevoli, in quanto in grado di coprire quasi tutti gli aspetti della brand experience. Soprattutto se l’obiettivo è quello di migliorare la percezione del marchio.

Esiste un altro modo di utilizzare l’audio come estensione influente del marchio, e non comporta l’uso di risorse audio o composizioni sonore per rafforzarlo.

Riformulare l’intera azienda, con l’obiettivo di suono per guidare l’innovazione e seminare nuovi prodotti che possono provocare nuovi flussi di entrate e anche nuovi mercati

Prendiamo il caso ben noto di Apple, che è diventato un nome familiare e leader di mercato grazie al successo di iPod e iTunes. Questo successo sarebbe stato difficile immaginarlo 10 anni fa, ma la capacità di Apple di sfruttare adeguatamente la nostra passione per la musica ha trasformato la sua attività in un modello di riferimento che tutti i suoi concorrenti sperano di emulare.

Starbucks è un altro caso dove ci sono stati investimenti onerosi di tempo e di risorse sul ruolo della musica. Starbucks si è trasformata da una marca di caffè ad una fonte attendibile di influenza creativa. Il loro successo con Hear Music ha alimentato la loro espansione in libri e film.

Steve Jobs, né Howard Schultz  si sono svegliati un giorno e hanno deciso di cambiare le loro attività sulla base di una passione ritrovata per la musica. L’innovazione non è mai così semplice. Ma entrambe le società hanno dimostrato che esiste almeno un percorso possibile. D’altro canto non tutte le grandi aziende sono interessate, o in grado di innovare su scala mondiale. Ma molte non vogliono neppure essere vicine a tali modelli e sfruttare tutte le opportunità per diventare più competitive rispetto ai loro concorrenti. Quasi tutte le aziende sono favorevoli all’idea di sfruttare meglio i loro attuali investimenti. Alcune di queste stanno già spendendo milioni per le loro comunicazioni sonore e per un approccio strategico per l’audio, in grado di fornire il valore economico che altrimenti mancherà in un futuro prossimo.

Marco Solforetti

fonte:  Noel Franus – Building brand value through the strategic use of sound

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